Referendum Trivelle: perché votare Sì o No il 17 aprile 2016

Perchè votare Si o No o astenersi al referendum del 17 aprile 2016 sulle trivelle? Ecco come essere informati per decidere con cognizione di causa

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Perchè votare Si o No o astenersi al referendum del 17 aprile 2016 sulle trivelle? Ecco come essere informati per decidere con cognizione di causa

Dopo aver approfondito per che cosa si va a votare il 17 aprile 2016 al cd referendum sulle trivelle, è ora possibile decidere con cognizione di causa se votare Si o No. L’opinione pubblica e le forze politiche sono divise su questa questione ma quel che conta prima di tutto è poter dare un giudizio consapevole, scevro da disinformazione.

Con il referendum sulle trivelle gli italiani sono chiamati a decidere sull’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6, relativo al Ddl n.152 del 3 Aprile 2006 sulle normative ambientali. Ma cosa votare?

Referendum trivelle: cosa significa votare Si il 17 aprile 2016

Votare SI il 17 aprile 2016 significa bloccare il rinnovo delle concessioni. Le ragioni del Si puntano prima di tutto su questioni di illegittimità del comma 239 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità che autorizza chi ha la concessione a trivellare fino ad esaurimento del giacimento, cosa che invece dovrebbe essere concessa solo in via eccezionale.

Altre motivazioni riguardano invece i rischi ambientali: non tanto relativamente all’eventualità, a dire il vero rara sulla carta, di incidenti, quanto alla fauna marina che potrebbe essere infastidita e danneggiata dagli spari di aria compressa.

I fautori del Si sperano inoltre che la vittoria al referendum del 17 aprile 2016 possa spingere il Governo a cercare strade alternative alle trivellazioni, come ad esempio la produzione di energia rinnovabile, visto e considerato che, comunque, questo sistema non basta a coprire il fabbisogno energetico italiano.

Vediamo da ultimo l’aspetto economico: chi sostiene il Si ritiene che le royalties di cui godono le compagnie petrolifere, che di fatto gli permette di versare solo il 7% del valore di quanto viene estratto, significa che a guadagnare dalla proroga della trivellazione sarebbero in realtà soprattutto le società e non le casse dell’Erario.

Referendum trivelle: cosa significa votare No il 17 aprile 2016

Forte e organizzato è anche il fronte del No: ecco le motivazioni sostenute dal comitato “Ottimisti e razionali” presieduto da Gianfranco Borghini, ex deputato del Partito Comunista poi migrato al PDS.

Prima di tutto quest’ultimo invita all’informazione: è ingannevole far credere agli elettori che il referendum del 17 aprile 2016 riguardi il blocco di nuove trivellazioni entro le 12 miglia, il che in realtà è già vietato per legge. Secondo i fautori del No al referendum sulle trivelle, quello che si deve evitare è che le Regioni decidano per questioni, come quella energetica, di competenza parlamentare.

Ma la motivazione primaria del No si basa sul fatto che le trivelle, che ormai da anni operano (secondo i sostenitori di questa posizione in totale sicurezza) estraggono il gas necessario per il fabbisogno del Paese. Perché dunque fermare questo investimento?

I promotori del No smentiscono anche gli allarmismi degli ambientalisti ricordando che circa la metà delle piattaforme di estrazione si trovano in corrispondenza di località balneari e che nessuna di queste ha subito danni al settore turistico.

Da questa prospettiva viene citata anche la richiesta dell’Università di Santa Barbara (California) per non dismettere la piattaforma Eureka, ritenuta ormai una vera e propria oasi ittica. Le procedure di estrazione, quindi, sarebbero sicure e controllate.

Peraltro, sempre a livello ambientale, si osserva come, se vincesse il Si al referendum sulle trivelle, l’Italia avrebbe bisogno di rifornirsi di gas altrove, il che si tradurrebbe nell’arrivo di petroliere e questo si che aumenterebbe i rischi di inquinamento da idrocarburi nelle nostre acque.

Polemiche anche sul fronte sicurezza: i fautori del No fanno appello al rapporto ufficiale ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambiente) per ribadire che le trivellazioni non sono connesse al rischio di terremoto.

E anche in questo caso chiudiamo con una riflessione economica: le società petrolifere forniscono all’Italia 400 milioni di royalties e concessioni, 300 milioni di investimenti in ricerca e 800 milioni di tasse.

Senza contare l’impatto sull’occupazione delle persone che lavorano nel settore dell’estrazione petrolifera.

Referendum trivelle: perché astenersi il 17 aprile 2016

Tra il Si e il No ci sono i fautori dell’astensionismo, Pd incluso. Questo perché il quorum minimo di partecipanti per la validità del referendum, in base all’articolo 75 della Costituzione, è rappresentato dalla maggioranza degli aventi diritto (50% più 1). Se non si raggiunge il quorum tutto resta com’è e, quindi, di fatto vincerebbe il NO.

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