Referendum Lombardia Regione speciale: può fare meglio di Roma?

Referendum Lombardia 22 ottobre 2017: cosa succederebbe in caso di vittoria del SI.

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Alessandra De Angelis

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Cosa accadrebbe se vincesse il SI al Referendum di ottobre per la Lombardia Regione autonoma? Quali conseguenze sul piano del rapporto tra Regione Lombardia e Stato italiano avrebbe l’esito della consultazione? Lo ha spiegato Stefano Bruno Galli, docente di politica nonché sostenitore del referendum indetto dal governatore leghista Roberto Maroni.

Il referendum del 22 ottobre prevede voto elettronico e non è richiesto un quorum, a differenza di quanto accadrà, nello stesso giorno, in Veneto. Cosa si voterà esattamente?

Nel quesito del referendum Lombardia c’è un riferimento alla specialità di questa Regione che Gallo ha spiegato usando le parole di Carlo Cattaneo, padre del pensiero federalista, “una forte vocazione alla produttività, un grande senso del lavoro e una profonda lealtà nei confronti delle istituzioni, il che significa soprattutto pagare le tasse”. Dovendo citare un dato attuale che “dimostri” la specialità della Lombardia come Regione, il professore porta come esempio il residuo fiscale, pari a 56 miliardi (il confronto immediato è con la Catalogna che, del residuo fiscale di circa un miliardo e mezzo ha fatto uno dei punti di forza della sua battaglia secessionista).

Forte di un successo al referendum, la Lombardia potrebbe andare a Roma e rinegoziare la sua autonomia. Tra le priorità ad esempio “farsi carico della polizia o delle scuole”. Gallo è ottimista: secondo i sondaggi il 50% dei lombardi è intenzionato a votare per l’autonomia: “il botto lo facciamo se vanno a votare 5 milioni di cittadini lombardi. A quel punto possiamo andare a Roma a negoziare tutto quello che vogliamo”. E alla domanda sul possibile effetto domino, ovvero l’emulazione di altre regioni, risponde: “Se ci fosse l’effetto domino, sarebbe solo un effetto positivo. Perché farebbe emergere le virtuosità e farebbe funzionare meglio la macchina pubblica. Non possiamo continuare a considerare uguali tutte le Regioni. La Lombardia non è come la Basilicata”.

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