Referendum costituzionale, né SI né No: le ragioni dell’astensione spiegate da chi non va a votare

Tra il SI e il NO al referendum costituzionale c'è chi il 4 dicembre non andrà a votare: ecco le (diverse) ragioni del popolo dell'astensione spiegate per gli indecisi

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Tra il SI e il NO al referendum costituzionale c'è chi il 4 dicembre non andrà a votare: ecco le (diverse) ragioni del popolo dell'astensione spiegate per gli indecisi

Va avanti il confronto e la battaglia tra il SI e il NO per il referendum costituzionale del 4 dicembre ma nel mezzo c’è anche il popolo dell’astensione che risponde a diverse motivazioni. Certo nell’astensione finisce tutto e il contrario di tutto: ma cerchiamo di fare chiarezza sulle idee di questa corrente che non può di certo essere considerata secondaria. Non votare non è solo una questione di disinformazione o disinteresse: c’è chi si astiene anche consapevolmente.

Perché il referendum costituzionale non interessa gli elettori

Tra i fautori dell’astensione al voto c’è un folto schieramento di anarchici che sente questo referendum come un voto estraneo, uno scontro di potere tra forze politiche che, negli anni e a fasi alterne, hanno tutte contribuito ad impoverire gli elettori. Si parla di riforma della Costituzione, si dice, ma non è in ballo nessuna delle libertà che dovrebbero interessare il popolo più da vicino e che troppo spesso, indirettamente o velatamente, vengono limitate (espressione, stampa, sciopero, associazione, ecc.).

A ragioni di tipo politico si aggiungono motivazioni più tecniche: il 4 dicembre non si vota su una tematica sociale, bensì su una questione istituzionale. In quest’ottica viene fatto un paragone con quanto avvenuto in Grecia dopo la vittoria di Syriza.

Referendum costituzionale 4 dicembre: chi si astiene smonta le ragioni del NO

Il movimento organizzato per l’astensione passa in rassegna le ragioni del NO per smentirle.

Il primo spunto di riflessione è legato alla possibilità di dimissioni di Renzi in caso di vittoria del NO: secondo gli anarchici che si asterranno, se anche questo dovesse succedere, lo scenario alternativo (da Salvini, a Forza Nuova, a Berlusconi, a Di Maio, a Bersani, alla Camusso) non lascia molte speranze a ben vedere.

Dubbi vengono espressi da questo fronte anche sugli effetti del sistema elettorale proporzionale. Si prende come esempio la Francia che, nonostante il sistema maggioritario (doppio turno di collegio, combinato per altro con un sistema semi-presidenziale a livello istituzionale) è uno dei Paesi europei in cui le lotte popolari per i diritti sono più sentite. Stesso discorso sulla riforma del Senato: chi assicura che, se votato dagli enti locali con elezione di secondo grado da parte delle Regioni, sarebbe più democratico?

 

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