Referendum costituzionale: cosa cambierà il Sì o il No per la Sanità

Referendum costituzionale , il 4 dicembre siamo chiamati a votare SI o NO, ma cosa cambierà per la Sanità?

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Referendum costituzionale , il 4 dicembre siamo chiamati a votare SI o NO, ma cosa cambierà per la Sanità?

Referendum costituzionale, il 04 dicembre chiamati a votare anche sulla Sanità. Chi sceglierà SI voterà per una sanità più centralizzata. Chi sceglierà il NO voterà per mantenere più autonomia alle Regioni.

Su questo il quesito referendum appare chiaro e netto. Con la riforma Renzi/Boschi infatti la sanità esce dalla legislazione concorrente e lo Stato diventa l’unico a poter legiferare sulle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”.

Referendum costituzionale: cambiamento dell’articolo 117 per la Sanità

I cambiamenti per la sanità vertono in particolare sull’articolo 117 della Costituzione, quello che attribuisce i poteri legislativi allo Stato e alle Regioni nelle diverse materie. L’attuale testo del 117, nato dalla riforma del 2001, come è noto, ha introdotto il concetto di legislazione concorrente, prevedendo che per alcune determinate materie, sanità compresa, lo Stato determini i principi fondamentali e che le Regioni possano legiferare in piena autonomia, pur nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall’ordinamento della Comunità europea e dagli obblighi internazionali e nel rispetto dei principi fondamentali individuati dalle leggi statali.

Referendum costituzionale: Riforma Renzi/Boschi

Con la riforma Renzi/Boschi, approvata in via definitiva dal Parlamento lo scorso 12 aprile, l’articolo 117 è stato radicalmente cambiato a seguito dell’abbandono della legislazione concorrente. 

Con la modifica del nuovo articolo 117 le competenze statali prevedendo l’esclusività della potestà legislativa dello Stato, non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni – LEA, ma anche nelle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali.

È invece previsto che alle Regioni spetti “la potestà legislativa in materia di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”.

E’ stata poi introdotta anche clausola di “supremazia“, grazie alla quale lo Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva qualora “lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Idee contrastanti su come votare. Il NO a favore i governatori di Lombardia, Veneto e Liguria che hanno auspicato la nascita di “un comitato istituzionale del no con sindaci e amministratori locali” anche perché, hanno detto, “questa riforma ricentralizza la sanità”.
 
Diversamente pensa il presidente della Toscana che annunciando il suo SI al referendum sottolineava nei giorni scorsi come “la frammentazione del Paese sia stato un errore grave ed è necessario correggere il 117 perché le Regioni da sole, in molti casi, non ce la possono fare”. Aggiungendo che “portare le Regioni dentro un Senato dove potranno dire la loro su alcune leggi fondamentali, non credo sia un errore”.

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