Redditometro e studi di settore contrastano poco l’evasione fiscale

Gli studi di settore e il redditometro non possono essere usati con funzioni repressive nella lotta all'evasione fiscale. Parola di esperti

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Gli studi di settore e il redditometro non possono essere usati con funzioni repressive nella lotta all'evasione fiscale. Parola di esperti

Il direttore centrale dell’accertamento Pierluigi Magistro in un convegno organizzato all’università Milano Bicocca chiarisce il nuovo ruolo dello strumento studi di settore e ribadisce il nuovo ruolo del redditometro. Quest’ultimo in futuro utilizzerà anche i dati provenienti dallo spesometro 2011 in modo tale da calibrare meglio lo strumento, dopo l’analisi delle comunicazioni inerenti le transazioni sopra i 25 mila euro. Per quanto concerne invece gli studi di settore Magistro ha ribadito il nuovo ruolo di tale strumento, che pur essendo molto più raffinato rispetto al passato, è comunque figlio di una logica obsoleta e sorpassata. La storia insegna che il potere di accertamento di tali strumenti, basati ricordiamo solo su funzioni statistiche, è molto limitato e pertanto si vuole evitare l’emissione di atti di accertamento che siano basati esclusivamente sugli studi di settore e che poi vengono puntualmente annullati dal giudice in sede di contenzioso. Sono infatti tante le sentenze in cui il giudice stabilisce che l’accertamento, qualora abbia ad oggetto risultanze provenienti dagli studi di settore, deve essere corroborato da altri elementi.

 

Software redditometro: ancora rinvii

Pertanto, visto quanto disposto dai giudici, l’accertamento che ha come base gli studi di settore diviene troppo complicato per l’ufficio, ed a questo punto conviene utilizzare lo studio di settore esclusivamente per finalità di selezione delle posizioni. Anche il nuovo redditometro sarà utilizzata con funzioni di compliance più che con funzioni repressive e si attende con ansia il completamento del software (dovrebbe essere pronto entro giugno). L’attesa, secondo Magistro, è dovuta non a ritardi nella compilazione del software ma all’accuratezza con cui si sono trattati i vari dati e le varie voci di spesa del nuovo redditometro. Ultimamente sono state vagliate le dichiarazioni del 2010 e, come ribadito dal direttore, lo strumento sarebbe stato ancora più preciso se ci fossero state ulteriori voci di spesa.

 

Nessun rischio privacy

Magistro ha anche risposto ai recenti interventi fatti dal Garante sulla Privacy in materia di sicurezza di trattamento dei dati.  Secondo il dirigente, l’Agenzia delle Entrate ha ora a disposizione oltre 50 strumenti accertativi e soprattutto adotta un livello di sicurezza sufficiente per non temere fuoriuscite di informazioni fuori dall’ambito professionale. Pertanto non occorrono sicuramente nuove metodologie ma piuttosto occorre usare meglio le metodologie ora esistenti (Lotta all’evasione fiscale: addio privacy sui movimenti bancari).

Occorre anche registrare l’intervento del professor Raffaello Lupi su quanto dichiarato dal direttore accertamento dell’agenzia. Secondo lo studioso occorrerebbe una ulteriore procedura utile per determinare in modalità analitica e veloce  il volume d’affari di un lavoratore autonomo che dichiara redditi troppo bassi. In questo caso un’azione di questo tipo sarebbe più utile che quella condotta attraverso il redditometro, che stima il reddito presunto attraverso le spese sostenute dall’intero nucleo famigliare.

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Argomenti: Studi di settore

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