Redditometro 2013 e Redditest, primi chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Arrivano i primi chiarimenti in merito al nuovo redditometro 2013 e al software Redditest da parte dell'Agenzia delle entrate che risponde, con la circolare n. 1/E, a quesiti posti dalla stampa specializzata

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Arrivano i primi chiarimenti in merito al nuovo redditometro 2013 e al software Redditest da parte dell'Agenzia delle entrate che risponde, con la circolare n. 1/E, a quesiti posti dalla stampa specializzata
L’Agenzia delle entrate risponde ai quesiti della stampa specializzata

Redditometro 2013 e Redditest oggetto di alcuni chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate con la circolare n. 1/E del 15 febbraio scorso.

 100 voci di spesa, 35mila controlli e milioni di contribuenti interessati. Sono questi i numeri principali quando si parla di nuovo redditometro 2013 caratterizzato da quest’anno da un nuovo strumento di accertamento fiscale, il Redditest  (Si vedano i nostri articoli Redditest: come compilare il software del nuovo redditometroRedditometro 2012 al via. Presentato il Redditest).

La circolare n. 1/E Agenzia Entrate

Senza dubbio ha creato problemi, è stato criticato e etichettato come strumento di polizia fiscale da parte di molti, ma  a pochi giorni dal debutto ufficiale, le polemiche e gli interrogativi sul funzionamento del nuovo redditometro e del software Redditest non si placano. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato lo scorso 15 febbraio 2013, la circolare n. 1/E che ha come intento quello di rispondere ad una serie di interrogativi posti dalla stampa specializzata. Tra questi i primi riguardano proprio il nuovo redditometro 2013 e il software Redditest.

Innanzitutto l’Agenzia guidata da Attilio Befera conferma che il  ReddiTest è esclusivamente uno strumento di autodiagnosi e orientamento per il contribuente nel quale lo stesso inserisce tutti i dati relativi alle spese sostenute dalla sua famiglia al fine di orientarsi circa la coerenza del proprio reddito familiare rispetto alle spese sostenute.

Redditometro 2013 e beni ad uso promiscuo

La seconda domanda fa riferimento al fatto che il decreto sul redditometro 2013 considera come non sostenute le spese per i beni e servizi relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività d’impresa o di lavoro autonomo ma non dice nulla circa i beni ad uso promiscuo, quali ad esempio le autovetture. Come rileveranno pertanto tali beni ed in quale misura? Le Entrate rispondono affermando che i beni e servizi non esclusivamente ed effettivamente relativi all’attività d’impresa o di lavoro autonomo, come ad esempio le auto ad uso promiscuo, rilevano per la parte non riferibile al reddito professionale o d’impresa ovvero per la quota parte di spesa non fiscalmente deducibile.

Rapporti tra vecchio e nuovo redditometro

Un’altra domanda interessante mossa dalla stampa specializzata che trova risposta nella circolare n. 1/E del 15 febbraio scorso riguarda i rapporti tra vecchio e nuovo redditometro. Se il nuovo è senza dubbio una versione “evoluta” di quello costruito sulla base del paniere di beni e servizi di cui al DM 105 settembre 1992,  potrà essere utilizzato dai contribuenti se ad essi più favorevole durante i contraddittori relativi ad annualità basate ancora sul vecchio redditometro? La risposta dell’Agenzia fa riferimento alla disposizione introdotta dall’art. 22 del decreto legge n. 78/2010, alla quale il decreto del 24 dicembre 2012 dà piena attuazione, che prevede espressamente che le modifiche all’articolo 38, commi quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo del D.P.R. n. 600 del 1973 hanno “…eccetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del …decreto”, ossia per gli accertamenti relativi ai redditi dell’anno 2009 e seguenti.

Redditometro e quota di risparmio riscontrata

In che termini, secondo l’Agenzia, rileva ai fini del redditometro la “quota di risparmio riscontrata”, prevista dal decreto attuativo del redditometro (articolo 3, comma 1, lettera e)? Ecco l’altra domanda promossa a cui l’Agenzia risponde affermando che la quota di risparmio formatasi nel corso dell’anno e non utilizzata per spese di investimento o per consumi concorre alla determinazione del reddito complessivo accertabile, come previsto dall’art. 3 del decreto ministeriale 24/12/2012.

 

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Argomenti: Redditometro