Redditometro 2.0 a prova di privacy. Partono i controlli fiscali

Pubblicata la circolare n. 6/E dell'11 marzo 2014 con cui l'Agenzia delle entrate accoglie il parere del garante della privacy e sblocca la partenza del nuovo redditometro al fine di scovare i furbetti del Fisco

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Pubblicata la circolare n. 6/E dell'11 marzo 2014 con cui l'Agenzia delle entrate accoglie il parere del garante della privacy e sblocca la partenza del nuovo redditometro al fine di scovare i furbetti del Fisco

Tutto pronto per il debutto il nuovo redditometro, con i controlli fiscali sul periodo di imposta 2009, con la pubblicazione da parte dell’Agenzia delle entrate delle entrate della circolare n. 6/E dell’11 marzo 2014 che accoglie i rilievi mossi dal Garante della privacy e fornisce indicazioni sulle spese Ista, fitto figurativo e altri elementi necessarie per l’accertamento sintetico del reddito al fine della lotta all’evasione fiscale.

 Nuovo redditometro al debutto

 Se ne è parlato tanto, anche troppo e finora non era mia stato messo in pratica visto l’ultimo grande ostacolo concernente la presunta violazione della privacy analizzata dallo stesso Garante. Parliamo del nuovo redditometro 2.0, lo strumento di accertamento sintetico del reddito del contribuente che verificando uno scostamento del 20 per cento tra redditi dichiarati e spese effettuate consente di porre sotto osservazione i contribuenti, e verificare situazioni di evasione fiscale. L’ultimo grande ostacolo alla completa attuazione del redditometro veniva dal parere del Garante della privacy su una possibile e presunta violazione della riservatezza da parte del nuovo redditometro nella sfera personale del contribuente ( per i dettagli si rinvia a Redditometro 2013 solo per spese certe. Ecco l’analisi del Garante della privacyRedditometro illegittimo perché lede la privacyRedditometro 2013 solo per spese certe. Ecco l’analisi del Garante della privacy) dopo varie pronunce di merito che ne sancivano l’illegittimità (si rinvia a Redditometro 2013 illegittimo, perchè non va applicato,  Redditometro illegittimo secondo la Cassazione. Ecco i motiviNuovo redditometro 2013, ecco perché è illegittimo).

Redditometro non lesivo della privacy

 Ebbene con la circolare n. 6/E dell’11 marzo 20143, l’Agenzia delle entrate ha messo un punto alla questione e ha accolto le tesi del Garante della privacy, indicate nel parere reso in data 21 novembre 2013, secondo cui già nelle prime fasi istruttorie è escluso che il trattamento dei dati personali del contribuente sottoposto ai controlli fiscali derivanti dal nuovo redditometro sia fondato unicamente sul “trattamento automatizzato” di dati personali, in quanto viene sempre assicurato l’intervento del funzionario dell’Agenzia delle entrate nell’ambito del procedimento di accertamento fiscale. Nella suddetta circolare, le Entrate guidate da Attilio Befera precisano che una volta adottate le garanzie individuate dal Garante a tutela degli interessati, la ricostruzione sintetica del reddito, il redditometro, può essere effettuata tenendo conto, oltre che della quota di incremento patrimoniale imputabile al periodo d’imposta e della quota di risparmio formatasi nell’anno, delle “spese certe” (es. spese per mutuo o canone di locazione, altre spese indicate nelle dichiarazioni per usufruire di deduzioni o detrazioni d’imposta e altre spese per beni e servizi), delle “spese per elementi certi” (quelle cioè legate all’esistenza di elementi oggettivamente riscontrabili, quali, ad es. i metri quadrati effettivi delle abitazioni, la potenza degli autoveicoli, la lunghezza dei natanti) e del “fitto figurativo”.

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 Circolare redditometro: quella omnibus e la n. 6/E 2014 

 Così vengono precisate alcune osservazioni in merito al redditometro e alle istruzioni contenute nella circolare omnibus sul redditometro, la n. 24/E del 31 luglio 2013. Ecco la circolare omnibus ( Nuovo redditometro 2013, ecco la circolare omnibus) e la circolare 6 E.

Famiglia anagrafica e famiglia fiscale

 Innanzitutto la circolare delle Entrate fornisce precisazioni sulla corretta attribuzione al contribuente della tipologia di famiglia di appartenenza, che risulta di fondamentale importanza in considerazione delle conseguenze che tale caratterizzazione determina nel trattamento dei dati ai fini della ricostruzione del reddito familiare e delle spese attribuibili al contribuente. Si parla infatti di famiglia fiscale, in sede di selezioni dei contribuenti da sottoporre a controlli fiscali e di famiglia anagrafica. La “famiglia fiscale” presente nell’anagrafe tributaria, determinata in base ai dati delle dichiarazioni presentate dai contribuenti è costituita dal contribuente, dal coniuge (anche se non fiscalmente a carico), dai figli e/o dagli altri familiari fiscalmente a carico.  La famiglia anagrafica, invece, comprende anche i figli maggiorenni e gli altri familiari conviventi, nonché i conviventi di fatto, non fiscalmente a carico. E’ possibile, quindi, riscontrare la non coincidenza della “Famiglia fiscale” rispetto alla “Famiglia Anagrafica”. Ciò comporta che l’ufficio dell’Agenzia delle entrate, una volta selezionato il soggetto nei cui confronti intraprendere le attività di controllo, deve prima di tutto fare i dovuti riscontri sulla situazione familiare del contribuente, aggiornando la composizione del nucleo familiare.

 Spese redditometro: occhio a quelle medie ISTAT

 Se per il Garante della privacy ha ritenuto che la ricostruzione sintetica del reddito è conforme al Codice di tutela dei dati personali, se basata su “dati relativi alle spese certe, alle spese per elementi certi e al fitto figurativo che, nonostante sia un dato presunto, si presta ad essere facilmente verificato anche in sede di contraddittorio con il contribuente”. Da ciò deriva l’inutilizzabilità delle spese medie ISTAT per ricostruire voci di spesa non ancorate all’esistenza di beni o servizi e le stesse medie ISTAT sono utilizzabili per il calcolo delle spese solo se connesse ad elementi certi, quali il possesso e le caratteristiche di immobili e di mobili registrati, come la spesa per la manutenzione ordinaria degli immobili e per acqua e condominio (parametrate ai metri quadrati effettivi delle abitazioni) e le spese relative all’utilizzo degli autoveicoli (compresi moto, caravan, ecc…, parametrate ai KW effettivi). 

Redditometro e fitto figurativo

 Il decreto sul redditometro ha attribuito al contribuente di cui non risulta, nel comune di residenza, la proprietà o altro diritto reale – locazione o leasing immobiliare – uso gratuito di un immobile, la spesa per il c.d. “fitto figurativo”. Il fitto figurativo, secondo il garante della privacy, deve essere attribuito solo dopo la fase di selezione del contribuente; pertanto, tale elemento, non rileva ai fini della stessa. L’ammontare del “fitto figurativo” comprende tutte le altre tipologie di spese connesse al mantenimento dell’abitazione e se in fase di contraddittorio emerge che il contribuente dispone di un altro immobile,  non si deve considerare la spesa per “fitto figurativo”, bensì determinare correttamente le “spese per elementi certi” (spese di manutenzione ordinaria, per acqua e condominio) connesse alle caratteristiche dell’immobile a disposizione dello stesso contribuente. Se poi il  contribuente non chiarisca la propria posizione o non  risponde all’invito di comparire in sede di contraddittorio, il “fitto figurativo” concorre alla determinazione del maggior reddito accertabile, come confermato dal Garante.

 

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Argomenti: Redditometro

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