Reddito di cittadinanza: solo il 4,2% ha trovato lavoro

Reddito di cittadinanza a un punto morto, serve riforma vera per non elargire soldi a pioggia. A oggi, solo 39 mila persone su 908 mila hanno trovato lavoro.

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Reddito di cittadinanza a un punto morto, serve riforma vera per non elargire soldi a pioggia. A oggi, solo 39 mila persone su 908 mila hanno trovato lavoro.

Continuano gli attacchi al governo sul reddito di cittadinanza. Al di là delle buone intenzioni del Movimento 5 Stelle per combattere la povertà e offrire un sostegno economico alle famiglie più disagiate, a distanza di un anno dalla sua introduzione, i numeri certificano il flop.

E’ indubbio che il reddito di cittadinanza è stato uno slogan elettorale e che il governo Conte tenti ora di difenderlo come un successo, ma – alla luce dei risultati – il contributo economico pubblico non è stato finora utile a rilanciare i consumi e l’economia del Paese. Al punto che lo stesso premier Giuseppe Conte ha promesso che sarà fatto un tagliando a breve, anche perché, di fatto, non ha prodotto quei risultati tanto attesi, ossia la possibilità di trovare lavoro.

Reddito cittadinanza ha dato lavoro a 39.000 persone

A oggi ci sono 1,2 milioni di famiglie che percepiscono il reddito di cittadinanza: di questi 908 mila sono quelli che sono tenuti a recarsi ai centri per l’impiego. Da settembre al 31 gennaio, 529 mila sono stati convocati, 396mila si sono presentati, 262mila hanno sottoscritto il patto per il lavoro. Hanno trovato lavoro al 10 febbraio 39 mila persone. Non è uno scherzo, e i numeri stanno crescendo“. Lo ha detto Domenico Parisi, presidente di Anpal e amministratore unico di Anpal Servizi, in un’intervista alla Stampa, aggiungendo che “se non ci mettono i bastoni tra le ruote, nell’agosto del 2021 il sistema che permette di incrociare domanda e offerta di lavoro andrà a regime. Ma se dovessero esserci resistenze, come quelle che abbiamo visto quest’anno, sarà più difficile“.

Solo il 4,2% dei beneficiari ha trovato lavoro

A conti fatti, però, 39.000 persone corrispondono solo al 4,2% dell’intera platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza. E a distanza di un anno dalla sua introduzione – commentano le opposizioni al governo – è troppo poco come risultato, anche solo per poter sperare in un miglioramento nei mesi a venire, considerato che sono anche stati assunti a contratto per due anni 2.900 “navigator” proprio per trovare lavoro ai beneficiari del sussidio. Secondo Parisi, però, “dalla prima settimana di marzo i navigator avvieranno un contatto diretto con le imprese per raccogliere le offerte di lavoro e creare una banca dati per fare un “matching” intelligente in base a criteri oggettivi. Entro fine anno vedremo i primi risultati di un’intermediazione più efficace“.

Ci sarà da fidarsi, considerato che in Italia la carenza di lavoro è diventata endemica e sempre più imprese finiscono in crisi?

Fallimento del reddito di cittadinanza

Pare quindi che la misura di contrasto alla lotta alla povertà si sia trasformata in un sussidio permanente con mantenimento a spese della collettività. In questo senso molti rimpiangono i “lavori socialmente utili” istituiti dall’ex premier Massimo D’Alema che quantomeno, a fronte di un sussidio pubblico mensile, obbligava i disoccupati e gli indigenti a prestare attività di utilità sociale presso la pubblica amministrazione. Ai dati di fatto si sono quindi aggiunte anche le critiche del mondo bancario che non ha mancato di esprimere il proprio disappunto sul reddito di cittadinanza.  Secondo Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, “si è esaurita ormai la fase degli ultimi 3-4 anni in cui le politiche assistenziali producevano cospicui consensi. Oggi si deve prendere atto che le garanzie sociali non mettono le ali alla ripresa e che la povertà si vince puntando sullo sviluppo, naturalmente senza mai rinunciare al dovere di sostenere chi vive in condizioni di disagio“.

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