Chi ha preso il Reddito di cittadinanza nel 2022 può rinnovarlo nel 2023?

Cosa succederà al Reddito di Cittadinanza nel 2023? La Manovra chiarisce alcuni passaggi per percettori e potenziali tali.

di , pubblicato il
Reddito di Cittadinanza

Stop al Reddito di Cittadinanza, sì all’operosità fattiva. O, per meglio dire, al lavoro nel senso più stretto del termine. Un diktat che ha animato la decisione, scontata viste le premesse della campagna elettorale, di rimuovere la principale misura di sostegno al reddito familiare a partire dal 2024. Almeno per tutti coloro che, pur percependolo, figurano come “occupabili”, ossia non limitati da ragioni fisiche o di altra natura allo svolgimento di una qualsiasi mansione.

Reddito di Cittadinanza, cosa succede nel 2023

Il provvedimento era atteso e, in qualche modo, risponde a una serie di critiche mosse fin dal principio al sussidio voluto dal Movimento 5 stelle all’epoca del Conte I. L’obiettivo del Governo è di reintegrare i vecchi percettori, limitando il beneficio unicamente a chi, realmente, versa in condizione di difficoltà o di fragilità. Nuove regole che, ovviamente, non corrisponderanno a un colpo di spugna immediato ma a un abbandono graduale della misura, mantenendo però una porta aperta ad alcune particolari categorie.

Di sicuro c’è che, fra due anni, il RdC non figurerà più fra le agevolazioni ai contribuenti. Il che comporterà una revisione della disciplina in materia già a partire da gennaio 2023. La prima e sostanziale novità, è che l’erogazione sarà limitata a un massimo di 8 mesi.

Chi ha preso il Reddito di cittadinanza nel 2022 può rinnovarlo nel 2023?

Un primo dubbio è quindi sciolto: il Reddito di Cittadinanza continuerà a essere erogato il prossimo anno ma a determinate e vincolanti condizioni. Accanto al limite di 8 mesi, valido per gli occupabili, i percettori saranno tenuti a frequentare un corso di formazione o, per meglio dire, di riqualificazione professionale. Qualora non ottemperassero all’obbligo, il diritto al beneficio andrebbe immediatamente a decadere.

L’obbligo di formazione si protrarrà per 6 mesi durante il 2023 e, di fatto, sarà una misura propedeutica allo status di occupabile. Stando alla bozza della Manovra, i 18 mesi canonici per la fruizione del sussidio saranno sostituiti da una riduzione sensibile dei tempi, portando il limite a 8 mensilità. In aggiunta la frequenza del corso di formazione sarà fondamentale e imprescindibile. L’obiettivo finale è il reinserimento lavorativo del percettore. Come? Attraverso la partecipazione a corsi personalizzati gestiti tramite il Programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (Gol).

Compatibilità e progetti

È chiaro che alla rimozione della misura, nel 2024, ci si aspetterà una situazione radicalmente cambiata sul piano occupazionale. Perché a rimpiazzare il sussidio dovrà essere un posto di lavoro. Senza contare il rischio conseguente di lasciar fuori dal rimpasto del settore lavorativo coloro che, pur in condizione di difficoltà, non hanno potuto ricevere il Reddito di Cittadinanza o altre misure di sostegno. Allo stesso tempo, durante i due anni e mezzo di operatività, il sussidio non ha mai messo d’accordo l’opinione pubblica, oltre che la politica. In primis per il poco stimolo offerto all’occupazione.

In questo senso, il Governo cercherà di incentivare anche il lavoro stagionale, consentendo la percezione del RdC entro 3 mila euro, rendendolo quindi compatibile con impieghi a termine. Parallelamente, i percettori del beneficio figureranno fra i destinatari dei progetti utili alla collettività, come in passato. Nuovi passi in direzione di una migliore organizzazione dei sussidi. Con la speranza che sarà davvero il lavoro, e quindi il reddito familiare, a beneficiarne.

Argomenti: ,