Reddito di cittadinanza: problemi per hotel e spiagge nell’estate 2019?

Aspettando il reddito di cittadinanza nessuno vuole fare il bagnino o altri lavori stagionali per l'estate 2019: spiagge e hotel a rischio?

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Aspettando il reddito di cittadinanza nessuno vuole fare il bagnino o altri lavori stagionali per l'estate 2019: spiagge e hotel a rischio?

Iniziano già a manifestarsi i primi effetti del reddito di cittadinanza sul mondo del lavoro, almeno su quello stagionale. C’è infatti un risvolto della medaglia che forse è stato da molti sottovalutato e che ora ristoratori e albergatori segnalano in vista della stagione estiva alle porte. Di solito i mesi di marzo e aprile sono cruciali ogni anno per organizzare la stagione estiva e iniziare a pensare anche al personale da assumere.

Quest’anno però molti diretti interessati segnalano un crollo delle domande di lavoro. All’offerta del lavoro stagionale, a detta di questi datori, molti rispondono che hanno già fatto domanda per il reddito di cittadinanza e che possiedono i requisiti per il sussidio. Nessuno quindi vuole fare il bagnino o il cameriere presso gli stabilimenti turistici sapendo che a settembre/ottobre sarà di nuovo senza lavoro e che, nel frattempo, avrebbe diritto al reddito di cittadinanza. Anche perché si tratta di lavori spesso poco qualificati e con stipendi bassi quindi diventa sconveniente accettarli.  Al massimo la “controproposta” dei candidati è quella della disponibilità a lavorare ma senza contratto, per non perdere il diritto al reddito di cittadinanza. In questo modo il sussidio finirebbe indirettamente per alimentare il lavoro in nero, almeno quello stagionale.

A raccogliere le testimonianze degli operatori turistici sulla riviera romagnola (una delle zone in cui il problema è emerso in maniera più prepotente) è stata il segretario generale del sindacato Cst Uil Nazionale Ivana Veronese che ha invitato il governo, la stampa e le parti coinvolte a “non nascondere la testa sotto la sabbia”. La Veronese riporta che in questi giorni di apertura alla stagione estiva 2019 della riviera romagnola, “si stanno manifestando due fenomeni: da una parte sta diminuendo l’offerta di lavoro stagionale, pur in presenza di una forte domanda; dall’altra, il preferire un lavoro in nero piuttosto che un lavoro regolare, per poter beneficiare del nuovo reddito di cittadinanza. Se, però, il calo dei lavoratori stagionali è comprensibile poiché spesso vengono assunti con strumenti e contratti dalle basse tutele e basse retribuzioni (comprensive di straordinario, e mensilità aggiuntive) e con una Naspi che non copre il restante periodo, più attenzione merita l’aggiramento della disciplina sul reddito di cittadinanza che rischia di incentivare il lavoro sommerso.

 Nel settore del turismo, da sempre, e non da oggi  (solo adesso qualcuno sembra si sia svegliato dal torpore ), che albergano sacche di lavoro nero, negli anni diminuito, ma non certo superato., basta guardare i dati relativi al 2010 che ponevano Rimini al 5 posto per lavoro nero e sommerso”.

Insomma la colpa non sarebbe del sussidio ma del suo uso distorto: in quest’ottica l’invito della Uil è quello di “aumentare i controlli per evitare che strumenti per il contrasto alla povertà, possano provocare un aumento del lavoro nero”.

Leggi anche: lavoro in nero e reddito di cittadinanza: la denuncia dei datori di lavoro

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