Reddito di cittadinanza: lo “scoop” dei giornalisti e la brutta sorpresa per i furbetti

Chi rinuncia al reddito di cittadinanza non ne ha bisogno: forse ha altre entrate (nascoste). Ecco chi teme i controlli e il comunicato del Movimento 5 Stelle.

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Chi rinuncia al reddito di cittadinanza non ne ha bisogno: forse ha altre entrate (nascoste). Ecco chi teme i controlli e il comunicato del Movimento 5 Stelle.

Il Movimento 5 Stelle risponde con un post alle polemiche dell’ultima ora scaturite dopo le segnalazioni degli importi del reddito di cittadinanza più bassi, in molti casi, delle aspettative dei beneficiari. Secondo la segnalazione di alcuni Caf, ci sarebbe una tendenza di ripensamenti: tante persone scoraggiate dai controlli e l’impegno che rientrare nel programma prevede, vogliono ritirare la domanda prima di conoscere l’esito Inps.

Insomma, pur avendone (almeno formalmente i requisiti) rinunciano al reddito di cittadinanza. Secondo le voci non si tratta di casi marginali e la cosa potrebbe costringere il governo a prevedere un apposito modulo per la rinuncia volontaria al sussidio. Documento che, ad oggi, non esiste.

Leggi anche: Perché chi ha preso il reddito di cittadinanza dovrebbe fare domanda di rinuncia?

Ma la “fuga dal reddito”, come l’ha chiamata Il Messaggero, non stupisce il Movimento 5 Stelle che la vede solo come la conferma che il reddito di cittadinanza è pensato solo per chi ne ha non solo i requisiti ma anche veramente bisogno. Inizialmente dall’opposizione si temeva che la misura potesse alimentare il parassitismo e per mesi il governo ha studiato le cd “norme anti divano”: bene questa presunta tendenza alla rinuncia non sarebbe il flop del reddito di cittadinanza ma casomai la dimostrazione della sua vera funzione. Evidentemente, si lascia intendere, coloro che rinunciano hanno altre forme di entrata anche non regolari alle quali non vogliono rinunciare e accettare il reddito li esporrebbe, giustamente, al rischio di controlli anti evasione. Si legge in apertura del post 5 Stelle: “in questi giorni tante famiglie e cittadini rivedono la luce in fondo al tunnel per rimettersi in gioco nella vita e nel lavoro grazie al sostegno del Reddito di cittadinanza. Ovviamente per i nostri quotidiani raccontare queste storie sarebbe un dovere, ma anche un boccone troppo amaro da digerire: si tratterebbe di ammettere che il Reddito è una misura di contrasto alla povertà necessaria”.

E proprio chi cerca di screditare il reddito di cittadinanza di fatto, involontariamente, finirebbe per sottolinearne i punti di forza: “Fra le motivazioni segnalate dal Messaggero il fatto che il “beneficio comporta specifici obblighi lavorativi” e “controlli più approfonditi da parte del fisco”. Insomma “mentre cercano di rintracciare i “nei” di uno strumento di lotta alla povertà, i quotidiani scoprono che il Reddito di cittadinanza tiene lontani i furbetti, che con il Reddito non potrebbero evadere il fisco o lavorare in nero.

Si rischiano infatti anche 6 anni di carcere”.

Nel post non si risponde solamente alle accuse più o meno riuscite della stampa ma anche ad alcuni dati presentati dall’opposizione: “la Serracchiani scambia per numeri ufficiali dei Caf le stime del tutto ipotetiche del Messaggero sui possibili rinunciatari. E attacca il Governo, sostenendo che le cifre erogate sono troppo basse. Ma i numeri hanno la testa dura: la media è di 520 euro, il 50% dei beneficiari percepisce tra i 300 e i 750 euro, il 21% più di 750 euro. Tutto questo mentre il Pd presenta disegni di legge per aumentare gli stipendi…dei parlamentari!”.

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