Reddito di cittadinanza e Flat Tax 2019: aggiornamenti e conferme ufficiali

Reddito di cittadinanza e flat tax: ecco le novità e gli aggiornamenti ufficiali.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Reddito di cittadinanza e flat tax: ecco le novità e gli aggiornamenti ufficiali.

Quali novità su flat tax e reddito di cittadinanza? Il Consiglio dei Ministri con seduta del 27 settembre 2018, ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018 che contiene, tra le altre misure, anche info importanti su questo fronte.

Tra i punti principali che emergono dal comunicato stampa troviamo:

– la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019;
– l’introduzione del reddito di cittadinanza;
– superamento della Legge Fornero;
– prima fase di introduzione della flat tax;
– taglio Ires.

Riportiamo passaggi della bozza del NaDef relativi rispettivamente:

al reddito di cittadinanza: Passando infine al lavoro e all’inclusione sociale, il Governo è già intervenuto col Decreto Dignità per ridurre l’abuso dei contratti di lavoro a termine e tutelare maggiormente i lavoratori con contratti a tempo indeterminato nell’eventualità di licenziamenti. L’introduzione del Reddito di Cittadinanza rafforzerà il contrasto alla povertà e le politiche attive del lavoro, grazie anche a maggiori risorse finanziarie per i Centri per l’Impiego. La riforma del Welfare consentirà l’uscita anticipata di lavoratori che hanno conseguito un elevato numero di anni di contribuzione legandola alla creazione di spazi per l’assunzione di giovani. Infine, le risorse destinate all’istruzione, alla ricerca, alla digitalizzazione e alla diffusione delle competenze informatiche saranno incrementate, anche a livello qualitativo.

E alla flat tax: L’obiettivo del Governo è di rafforzare la crescita in un quadro di coesione e inclusione sociale e all’interno di un percorso graduale di riduzione del rapporto debito/PIL nel corso della legislatura. La pressione fiscale, stimata al 42,2 per cento del PIL nel 2018, rimane assai elevata. Come illustrato nel paragrafo III.2, il Governo intende ridurre significativamente la pressione fiscale su famiglie e imprese e rendere la tassazione più favorevole alla crescita. Gli adempimenti fiscali saranno semplificati e si punterà a ridurre drasticamente l’evasione ed elusione delle imposte. Il Governo intende avviare da subito la riforma dell’imposta sui redditi delle famiglie e dei cosiddetti contribuenti minimi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Per quanto riguarda le persone fisiche, si passerà inizialmente dalle attuali cinque aliquote a tre aliquote e quindi a due a partire dal 2021. Il livello delle aliquote verrà gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75 mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura. La gradualità della riforma è principalmente volta ad evitare eccessivi oneri per la finanza pubblica. Essa consentirà anche di verificare l’impatto della prima fase di riduzione delle imposte sulla crescita del PIL e sulla finanza pubblica. Gli stadi successivi di riduzione delle aliquote potranno così essere calibrati in funzione dei risultati conseguiti, che si ritiene possano essere superiori alle stime prudenziali inizialmente adottate. Il regime dei contribuenti minimi, da ultimo aggiornato dalla Legge di Stabilità 2015, prevede la possibilità per i soggetti che esercitano attività di impresa, di arte e professione di beneficiare di un regime fiscale agevolato tramite una forfettizzazione della base imponibile. Ai ricavi vengono applicati coefficienti di redditività differenziati per attività economica e si applica una tassazione sostitutiva dell’IRPEF, nonché significative semplificazione contabili e in termini di adempimenti IVA. I cambiamenti allo studio consistono nell’innalzamento della soglia di ricavi e delle spese per il personale e per beni strumentali a cui si applica il regime dei minimi, beneficiando così una platea più ampia di artigiani, piccoli imprenditori e professionisti. Il contrasto all’evasione, mirato anche a tutelare la concorrenza tra le imprese, si accompagnerà ad una azione di semplificazione delle procedure per i contribuenti. Gli strumenti a disposizione dell’amministrazione finanziaria per contrastare l’evasione fiscale verranno potenziati, in particolare tramite l’applicazione di nuove tecnologie per l’effettuazione di controlli mirati. I flussi informativi e le basi dati sulle transazioni verranno incrociate con quelle delle dichiarazioni dei redditi. L’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria dal prossimo 1° gennaio dovrebbe migliorare significativamente la base informativa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Verranno inoltre messi a frutto i risultati ottenuti con le misure di semplificazione amministrativa e di miglioramento del rapporto con il contribuente; le indicazioni e controindicazioni emerse nell’attività di accertamento, di riscossione, di amministrazione della giustizia fiscale, gli strumenti normativi nel contrasto alle frodi IVA; un sistema di regole ampio e condiviso alla cui definizione devono partecipare i governi di tutti i paesi, al fine di evitare fenomeni di concorrenza fiscale sleale anche attraverso spostamenti di capitali verso paesi non collaborativi. Il Governo intende anche varare un provvedimento di ‘pace fiscale’ – da inquadrare nell’ambito di una riforma strutturale del fisco – che coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado fino a 100mila euro. Allo stato il valore contabile residuo dei crediti che diversi enti hanno affidato è molto alto e complessivamente pari a quasi 800 miliardi di euro, di cui, tuttavia, solo 50 miliardi sono effettivamente recuperabili. Nella definizione delle politiche fiscali il Governo terrà conto di obiettivi di redistribuzione e inclusione, destinando risorse pubbliche al sostegno alle fasce più deboli della popolazione, assicurando il benessere e la tutela dei cittadini e la progressiva riduzione della pressione fiscale sui redditi bassi e medi. Allo stato, esistono già detrazioni che sono commisurate alla composizione del nucleo familiare (come le detrazioni per asili nido, istruzione, affitto e studenti). Tuttavia, il perdurare degli effetti della crisi e l’aumento della disoccupazione giovanile hanno amplificato i rischi economici e sociali dei soggetti più vulnerabili, che vanno contenuti attraverso strumenti che valorizzino il ruolo di redistribuzione interna operato dalle famiglie. Tra le misure attualmente oggetto di studio una particolare attenzione andrà riservata alle famiglie numerose, molto spesso più esposte al rischio di povertà. Detti provvedimenti andranno armonizzati con le scelte più generali in tema di protezione sociale, come il reddito di cittadinanza e la riforma fiscale. L’esigenza di razionalizzare le cosiddette spese fiscali è un elemento importante per assicurare la trasparenza delle politiche di bilancio: la molteplicità delle agevolazioni, la difficoltà del loro coordinamento e le possibili sovrapposizioni con i trasferimenti diretti di risorse aventi carattere assistenziale possono impedire una corretta rappresentazione dei flussi redistributivi operati dal settore pubblico. La scelta delle agevolazioni su cui intervenire sarà guidata da un’attenta valutazione, tenendo in considerazione aspetti legati al costo-efficacia delle agevolazioni, ai risultati che hanno prodotto e ai loro impatti redistributivi.

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