Reddito di cittadinanza disabili: ricorso per includere i nuclei familiari discriminati

Il reddito di cittadinanza penalizza i disabili? Avviato il ricorso per includere i nuclei familiari con disabili tagliati fuori in maniera, a detta degli avvocati, discriminatoria dal sussidio.

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Il reddito di cittadinanza penalizza i disabili? Avviato il ricorso per includere i nuclei familiari con disabili tagliati fuori in maniera, a detta degli avvocati, discriminatoria dal sussidio.

Nuclei familiari con disabili penalizzati dai requisiti per l’accesso al reddito di cittadinanza. Così formulata la misura è incostituzionale. Su queste considerazioni si basa il ricorso dell’avvocato che seguirà i disabili per l’ottenimento del sussidio (lo stesso legale che tre anni fa ottenne la vittoria sulla causa sull’Isee).

A divulgare la notizia del ricorso in atto è stata Sara Bonanno, che segue il blog “La cura invisibile” accusando il governo di “fare cassa sulle persone con gravi disabilità”.

Sul sito si ribadisce che la norma per il reddito di cittadinanza oggi è incostituzionale e discriminatoria nei confronti dei nuclei con disabilità. Lei stessa è caregiver a tempo pieno di Simone, un ragazzo con gravissima disabilità. Impossibilitata a lavorare per accudire il figlio, la donna oggi vive grazie agli aiuti della Caritas e sa che, alla lettera di quanto oggi previsto, il reddito di cittadinanza, essendo a Isee praticamente a zero, potrebbe non spettarle (o, nella “migliore delle ipotesi”, spettarle in misura ridotta). A penalizzarla potrebbe essere infatti l’importo che riceve per la cura del figlio in qualità di caregiver sebbene lei chiarisca che quest’ultimo viene riconosciuto solo alle persone più povere: “se ricevo questo assegno, è perché sono doppiamente svantaggiata, quindi con un carico assistenziale maggiore dovuto al fatto che assisto una persona con disabilità gravissima in condizioni di estrema povertà! Ora, per accedere al Reddito di cittadinanza e definirne l’importo, l’articolo 2 comma 6 prevede, solo per i nuclei famigliari che hanno componenti disabili, che vengano considerati, oltre l’Isee, tutti gli importi assistenziali dati per la disabilità che predispongono la ‘prova dei mezzi’. Questa espressione, la ‘prova dei mezzi’, significa che le istituzioni hanno fatto delle verifiche accurate sull’effettiva condizione di estrema povertà della famiglia. Insomma, dopo tre anni in cui, conteggiando artificialmente come ricchezza famigliare gli scarni supporti erogati ai cittadini più in difficoltà, si è riusciti a sancire che tali sostegni non sono ‘ricchezza’ ma compensazioni del duplice svantaggio (disabilità e povertà) sociale, il reddito di cittadinanza ripropone questo pensiero assurdo che noi famiglie con maggiori difficoltà ci ‘arricchiamo’ attraverso la disabilità di chi assistiamo h24 in totale sostituzione dello Stato!”.

Il programma del reddito di cittadinanza, oltre al sussidio, prevede l’inserimento nel mondo del lavoro. A tal proposito la donna chiarisce che ad oggi è stata impossibilitata a lavorare per accudire full time il figlio gravemente disabile ma che sarebbe disponibilissima ad accettare forme di lavoro flessibile da remoto. Anzi questo scenario sarebbe più che dignitoso visto che le medicine le costano in media 700 euro al mese. Questo suo sfogo, come quello di altre persone nella sua condizione, costituirà base per il ricorso collettivo contro la legge sul reddito di cittadinanza applicata con simili rigidi paletti ai nuclei familiari con disabili. La richiesta non è solo quella di rivedere la norma ma prevede anche il risarcimento del danno subito: “perché far cassa sui più fragili a volte significa ucciderli”, come accadde appunto in occasione del ricorso Isee (sette persone morirono in attesa della sentenza favorevole).
Per prendere parte al ricorso occorre scrivere alla casella [email protected], presentando in maniera sintetica la propria situazione familiare e la domanda per il Reddito di Cittadinanza, con l’esito ricevuto (in caso di rigetto o accettazione parziale).

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