Reddito di Cittadinanza: cosa rischia chi lavora in nero o dichiara falsa residenza

Beneficiari del Reddito di Cittadinanza che lavorano in nero: come funzionano i nuovi controlli e che cosa si rischia

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Beneficiari del Reddito di Cittadinanza che lavorano in nero: come funzionano i nuovi controlli e che cosa si rischia

Continuano i controlli sui beneficiari del Reddito di Cittadinanza, soprattutto su lavoro in nero e dichiarazioni su residenza e composizione del nucleo familiare. Gli strumenti a disposizione dello Stato sono sempre più efficaci quindi per i furbetti del Reddito di Cittadinanza “farla franca” diventerà sempre più difficile.

Accedendo alla banca Inps, basterà fare un controllo incrociato dei dati per far emergere situazioni sospette. Saranno dunque facilmente individuati e segnalati i lavoratori per i quali il datore non abbia effettuato le dovute comunicazioni obbligatorie. Se dovesse risultare che tra questi vi sono dei beneficiari del sussidio il quadro sarà chiaro e scatteranno le sanzioni.

Lavoro in nero: che cosa rischiano i beneficiari del Reddito di Cittadinanza

Gli ispettori, grazie ai nuovi strumenti telematici a disposizione, potranno effettuare controlli sul lavoro in nero e le residenze semplicemente collegandosi alla banca dati Inps. Per i trasgressori sono previste sanzioni pesanti: oltre alla revoca del beneficio e alla restituzione delle somme già percepite, è prevista anche la possibilità di reclusione da due a sei anni nei casi più gravi. Tra le condotte illecite che saranno controllate rientrano anche le omissioni per conservare indebitamente il diritto al reddito di cittadinanza anche quando mutano le condizioni che ne rappresentano il requisito: grazie al nuovo sistema gli ispettori potranno riscontrare con facilità se chi lavora come dipendente o autonomo ha fatto a meno di comunicare all’Inps le variazioni del suo reddito o del patrimonio e tutte le informazioni rilevanti ai fini della riduzione o della revoca del reddito di cittadinanza.

Le sanzioni non riguardano solamente il lavoratore ma anche il datore di lavoro che chiama in nero chi percepisce il RdC.

A carico del datore di lavoro scatta la sanzione penale, quella amministrativa maggiorata del 20% e l’obbligo di regolarizzare il versamento dei contributi dovuti per i periodi di lavoro in nero accertati.

Controlli che si estendono anche sulla residenza e la composizione del nucleo familiare, per confrontare i dati dichiarati con le situazioni de facto. In particolare chi ha cambiato residenza negli ultimi tre mesi non potrà beneficiarne ai fini della domanda del reddito in modo da avere un Isee più favorevole per il sussidio.

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