Reddito di cittadinanza: arriva la riforma, ma è solo fumo negli occhi

Ecco la riforma del reddito di cittadinanza proposta dal governo. Ma sarà ancora un buco nell’acqua e un altro costo inutile per i contribuenti.

di , pubblicato il
Ecco la riforma del reddito di cittadinanza proposta dal governo. Ma sarà ancora un buco nell’acqua e un altro costo inutile per i contribuenti.

Il governo punta a riformare il reddito di cittadinanza. Si va verso regole più restrittive per le quali dovrebbe diventare più difficile scroccare soldi allo Stato indebitamente.

Fra le novità di maggior rilievo saranno introdotti controlli prima dell’erogazione del sussidio e l’obbligo di accettare anche lavori di soli tre mesi. I Centri per l’Impiego saranno investiti di maggiori responsabilità.

La riforma del reddito di cittadinanza

Sul reddito di cittadinanza il fronte politico in Parlamento è spaccato. C’è chi pensa che l’unica soluzione è abolirlo e sostituirlo con lavori socialmente utili e c’è chi insiste (Movimento 5 Stelle) sulla sua necessità a mantenerlo e potenziarlo.

Di fatto però, sta succedendo che gli scandali su chi percepisce indebitamente il reddito di cittadinanza si moltiplicano di giorno in giorno. I maggiori controlli voluti dal premier Draghi hanno sollevato tutta una serie di dubbi sulla sua necessità.

I sondaggi ci dicono che il sussidio, così come è stato concepito, non funziona. Il 68% degli italiani è contrario, il 24% è favorevole e l’8% non si pronuncia. Andrebbe quindi riformato radicalmente e sostituito, magari, con forme di incentivazione legate a prestazioni lavorative.

I centri Impiego non funzionano

E’ dimostrato, in ogni caso, che i Centri Impiego non hanno funzionato. Non aiutano a trovare lavoro ai percettori di reddito di cittadinanza. Soprattutto al Sud dove le offerte mancano e dove ci sono i maggiori beneficiari. Problema aggravato anche dai lockdown ripetuti e dalla chiusura degli uffici.

Poi c’è da dire che, a fronte delle poche offerte di lavoro, i percettori di reddito di cittadinanza rifiutano. E’ una questione di costi e benefici. Lavorare in un ristorante come cameriere o in un albergo, si è visto la scorsa estate, non conviene.

Meglio prendere il reddito di cittadinanza che spaccarsi la schiena per 1.000 euro al mese lavorando magari 10 ore al giorno. E’ questo il messaggio che arriva ai ristoratori e agli albergatori. E come dargli torto?

Se i contratti sono a termine, il lavoro è saltuario e magari mal retribuito, meglio stare a casa e prendere il sussidio di Stato in attesa di tempi migliori. Poi la via per fare in modo che l’offerta di lavoro che non si potrà più rifiutare si trova sempre.

Argomenti: ,