Reddito di cittadinanza 2023, cosa è cambiato? le ultime dalla manovra

Cambio radicale del reddito di cittadinanza 2023, e cambia ancora la durata oltre a limitazioni radicali sulle offerte di lavoro ma non solo.

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Cosa cambia per il reddito di cittadinanza 2023?

Domanda questa che molti si pongono. Infatti siamo alle porte dell’ingresso nel meccanismo di tante novità che il Governo attuale ha deciso di varare. Novità negative da ogni punto di vista.

Ma le novità non riguardano solo la durata del beneficio, oppure i beneficiari attivabili al lavoro.

Cambia molto anche alla luce dei recenti emendamenti alla Legge di Bilancio approvati in Commissione che finiscono con il peggiorare ancora di più gli scenari per chi di RDC vive ormai da anni.

La domanda arrivata in redazione

“Salve, sono un padre di famiglia che da anni vive con il reddito di cittadinanza. Ho 55 anni, moglie e figlio a carico, e non ho ben capito le novità del 2023 sul reddito di cittadinanza. Potete spiegarmi come funzionerà la misura nel 2023 dal momento che ogni giorno emergono notizie nuove e spesso contrastanti su giornali e siti WEB?”

Il nuovo reddito di cittadinanza 2023, ecco cosa succede da gennaio

Le notizie che arrivano sul reddito di cittadinanza sono tante e spesso contrastanti proprio come dice il nostro lettore.

A cui anticipiamo che probabilmente fino alla definitiva conferma della Legge di Bilancio dell’attuale Governo Meloni, se ne sentiranno ancora tante. Ieri è stata una giornata fondamentale perché il Governo ha prodotto il testo definitivo della manovra evitando lo smacco agli occhi di Bruxelles, di partire con l’esercizio provvisorio. E il reddito di cittadinanza è tra le misure che più di altre interessa l’opinione pubblica visto che si tratta di una misura importante per molte famiglie. Ed è una misura che dal primo gennaio 2023 inizierà la sua fase di declino che la porterà alla scomparsa dopo il 31 dicembre 2023.

Il sussidio su cui il Movimento 5 Stelle ha da sempre costruito la sua linea politica, e su cui qualcuno dice che abbia costruito anche l’ultima campagna elettorale e quindi il suo gradimento elettorale, cesserà a fine 2023. Dal 2024 niente più reddito di cittadinanza per gli italiani. La misura dovrebbe essere sostituita da altre misure di questo genere, magari meno larghe come platea e indirizzate ai cosiddetti fragili.

La durata del reddito di cittadinanza nel 2023, cosa cambia?

Si cambia quindi e dal reddito di cittadinanza di oggi si potrebbe passare all’ipotetico reddito di sussistenza, oppure a una nuova versione del REI (reddito di inclusione). Fatto sta che la platea dei beneficiari sarà, rispetto a oggi, a favore esclusivo di famiglie con fragilità al loro interno. Ma di questo se ne riparlerà nel 2023, quando si inizierà a parlare di nuove misure. Al momento si parla del reddito di cittadinanza e se ne parla per via dei tagli alla misura che faranno capolino già da gennaio.

Solo le famiglie con fragilità al loro interno non subiranno contraccolpi sul sussidio, anche se non è esattamente così. Le famiglie che hanno nel loro nucleo anagrafico minorenni, invalidi o anziani con almeno 60 anni di età già compiuti, prenderanno il reddito di cittadinanza per l’intero 2023. Ma bisogna dimenticare i 18 mesi, perché da gennaio 2024 le cose cambieranno per tutti.

Per gli attivabili solo 7 mesi

In extremis la misura è stata ridotta a 7 mesi per chi non rientra nei nuclei familiari prima citati e ha una età compresa tra i 18 e i 60 anni non compiuti. Sette mesi di cui 6 frequentando corsi di formazione e riqualificazione professionale. Ma il reddito di cittadinanza nel 2023 continuerà ad essere erogato, anche se per soli 7 mesi, solo a chi ha completato la scuola dell’obbligo e ha una età compresa tra i 18 e i 29 anni. Lo ha previsto un emendamento appena approvato in Commissione Bilancio alla Camera.

Le proposte di lavoro perdono il fattore della congruità

Un capitolo delicato del reddito di cittadinanza 2023 sarà quello delle offerte di lavoro.

La decadenza immediata dal beneficio sarà l’effetto cui andranno incontro i beneficiari attivabili al lavoro che rifiutano la prima e unica offerta di lavoro congrua che i Centri per l’Impiego presenteranno loro. Lo stesso accadrà per chi non frequenta quei corsi di formazione prima citati. E lo stesso per chi non risponde alle convocazioni dei loro Comini di residenza, per l’espletamento di attività di pubblica utilità. Tornando al lavoro, la proposta degli Uffici di Collocamento non deve più essere congrua. Un altro emendamento approvato prevede lo stop al principio della congruità. In pratica, viene meno il vincolo che prevede che la proposta di lavoro debba provenire da un posto che disti meno di 80 Km dalla residenza dell’interessato, o raggiungibile in massimo 100 minuti di viaggio utilizzando uno qualsiasi dei mezzi di trasporto pubblico esistenti. In pratica, revoca immediata del sussidio, anche prima dei 7 emsi assegnati, al beneficiario che rifiuta una offerta di lavoro proveniente da tutta Italia.

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