Reato indebita compensazione: soglia punibilità a 50mila euro

Il caso di un imprenditore bergamasco farà da apripista?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Il caso di un imprenditore bergamasco farà da apripista?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 76 della Terza sezione penale (depositata lo scorso 28 febbraio 2012), è intervenuta per chiarire come vada interpretato il limite minimo di applicabilità per il reato di indebita compensazione. In particolare i giudici della Corte Suprema hanno confermato la tassatività del limite minimo di 50 mila euro al di sotto del quale non si configura il reato.  

IL CASO ESAMINATO DALLA CORTE DI CASSAZIONE

La fattispecie specifica riguardava il caso di un imprenditore del Bergamasco a capo di una SRL  operante nel settore immobiliare. L’uomo era stato condannato nei gradi precedenti del giudizio perché la società che gestiva aveva fatto riferimento, rispettivamente nelle dichiarazioni dei redditi relative agli anni 2003, 2004 e primi 6 mesi del 2005, a crediti Iva inesistenti allo scopo di portarli in compensazione delle imposte e delle ritenute d’acconto. La Corte di Cassazione, in controtendenza rispetto a quanto sostenuto dai giudici della Corte d’appello di Brescia, ha però ribadito che il reato di indebita compensazione di cui all’articolo 10 quater del decreto legislativo 74 del 2000 si perfeziona solo qualora questa condotta realizzi un importo superiore (risultante dalla somma di quelli già utilizzati in compensazione e di quelli non spettanti) ai 50 mila euro con riferimento al singolo periodo d’imposta. Un aspetto non secondario che però i giudici della Corte d’appello di Brescia non avevano evidentemente considerato posto che l’unico atto ufficiale dell’agenzia delle Entrate riferito all’imprenditore attestava che per l’anno 2003 il debito tributario alla base dell’indebita compensazione fosse pari a 9221,71 euro mentre per l’anno 2004 non superava i 14.577,63 euro. La Corte di Cassazione ha fatto rientrare l’articolo 10 quater del decreto 74/2000 nella previsione più generale di cui all’art. 316 ter del Codice penale (indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato). Da questa prospettiva quindi è la falsità ideologica posta in atto nella dichiarazione della parte ad essere rilevante. I giudici della Corte di Cassazione hanno voluto altresì precisare come l’articolo 10 quater richieda solo il requisito del dolo generico (e non anche l’ulteriore intenzione dell’evasione).

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Argomenti: Normativa e Prassi

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