Rata rottamazione non pagata, intimazione 5 giorni per saldare, cosa fare?

Rata rottamazione non pagata, arriva l'intimazione a pagare entro 5 giorni, cosa posso fare? | La Redazione risponde.

di Angelina Tortora, pubblicato il
rottamazione cartelle esattoriali

Rottamazione rate non pagate, arriva l’intimazione a pagare entro 5 giorni, il quesito di un nostro lettore:

Buonasera a Lei, ho letto con interesse le Sue risposte ai vari lettori che Le hanno chiesto notizie circa le rate Equitalia e nello specifico volevo sapere cosa succede, nella pratica, dopo che arriva la raccomandata con la quale chiedono il pagamento del residuo di un debito nel termine di 5 giorni (che vergogna). Se uno non ha soldi per pagare il residuo del debito cosa avviene? In quanto tempo?
Mi può dare qualche notizia? O bisogna comprare una pistola e spararsi in bocca visto che in 5 giorni (termine che indicano nella raccomandata) non si organizza nemmeno la più sporca rapina per pagare Equitalia! La ringrazio per la risposta!

Molti lettori mi scrivono cosa possono fare, perchè hanno aderito alla rottamazione e poi non sono riusciti a pagare le rate. Purtroppo in questi casi si decade dalla definizione agevolata e l’ente di riscossione provvede nell’immediato al recupero dei debiti.

Come nel caso del nostro lettore, che giustamente mi chiede cosa posso fare?

La rottamazione ha messo in ginocchio molti contribuenti, doveva agevolare, e in alcuni casi lo ha fatto, ma dove i debiti erano alti, stabilire il pagamento in sole 5 rate, era quasi impossibile mantenere l’impegno.

Analizzeremo in quest’articolo cosa è possibile fare: rateizzazione e opposizione all’intimazione, infine parleremo della pace fiscale prevista dal nostro Governo.

Rottamazione e rateizzazione

La cosa grave è chi ha aderito alla rottamazione cartelle equitalia adesso non può più sanare il suo debito con una rateizzazione, salvo alcuni eccezioni.

E’ possibile in alcuni casi accedere ai piani di rateizzazione, ad esempio chi aveva dei piani di rateizzazione in corso al momento della presentazione delle domanda ed era in regola con i pagamenti, potrà riprendere il piano, se non ha pagato le rate della rottamazione. Chi si trova in questa situazione, l’Agenzia delle entrate – riscossione, comunicherà gli importi e le nuove scadenze, mantenendo in essere il numero di rate ancora non versate del piano originario.

Inoltre potrà accedere alla rateizzazione chi ha ricevuto cartelle e avvisi notificati da meno di 60 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata.

Per leggere tutte le informazioni: Rate Rottamazione non pagate, alternativa rateizzazione fino a 72 rate e oltre

Intimazione Agenzia delle Entrate – Riscossione

Dopo la notifica dell’intimazione di pagamento Equitalia si procede con la richiesta di esecuzione forzata. Dalla data di avvenuta notifica dell’intimazione, l’agente di riscossione ha 180 giorni di tempo per richiedere ad un giudice un provvedimento esecutivo, trascorso il quale non è più possibile procedere ad un’esecuzione forzata senza un’ulteriore notifica di intimazione.

Quando l’intimazione è valida?

Per essere considerata valida, l’intimazione, deve contenere tutti i dati relativi alla cartella esattoriale cui si fa riferimento. In mancanza di questi dati, si viola il diritto di difesa del contribuente, e la notifica dell’atto è nulla. La Legge del 7 agosto 1990 n. 241, all’articolo 3, specifica che all’intimazione di pagamento, deve essere allegata obbligatoriamente la cartella di pagamento richiamante il credito richiesto per permettere al contribuente di potersi difendere, pena la nullità.

Intimazione di pagamento entro 5 giorni Agenzia dell’Entrate – Riscossione

L’intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia) prevede che il debito debba essere saldato entro cinque giorni dalla notifica dell’atto per non incorrere in un procedimento di esecuzione forzata.

Nel caso in cui il contribuente aveva già provveduto al pagamento della cartella a cui fa riferimento l’intimazione, basta recarsi presso la sede dell’Ente di riscossione e portare in visione la ricevuta del pagamento, la cartella esattoriale e la notifica d’intimazione.

Sarà cura del personale dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione a provvedere a registrare il pagamento ed annullare l’avviso.

Presentare opposizione all’intimazione di pagamento

E’ possibile presentare opposizione di pagamento all’ente di riscossione se l’atto presenta vizi di forma.

Tra questi ci sono l’intimazione per una cartella esattoriale che non è mai stata notificata, quella per importi richiesti che nel corso degli anni sono andati in prescrizione o quella per cifre richieste errate.

Opposizione intimazione a seconda del tributo

L’opposizione all’intimazione, a differenza dell’opposizione alla cartella esattoriale per la quale è presente un limite temporale entro il quale è possibile presentare ricorso, può essere presentata in qualsiasi momento fino alla chiusura del procedimento di esecuzione forzata.

A seconda del tipo di tributo, multa o contributo previdenziale oggetto della cartella esattoriale, saranno diversi i termini che portano alla prescrizione del credito:

  • il canone Rai è soggetto a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento:
  • le multe sono soggette a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta ipocatastale è soggetta a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • il bollo auto è soggetto a prescrizione dopo tre anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta di registro è soggetta a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • la Tasi è soggetta a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta sul valore aggiunto è soggetta a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imu è soggetta a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’Ici è soggetta a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta sul reddito delle persone fisiche è soggetta a prescrizione dopo dieci anni all’ultima notifica di pagamento;
  • i diritti camerali sono soggetti a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta regionale sulle attività produttive è soggetta a prescrizione dopo dieci anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta sui rifiuti è soggetta a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • i contributi INPS sono soggetti a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • i contributi INAIL sono soggetti a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento;
  • l’imposta sull’occupazione di suolo pubblico è soggetta a prescrizione dopo cinque anni dall’ultima notifica di pagamento.

Come sapere se una cartella esattoriale è andata in prescrizione?

Per sapere se una cartella esattoriale è andata in prescrizione si può richiedere un estratto di ruolo. Nell’estratto vengono evidenziati tutti i dati identificativi del contribuente e tutta la situazione debitoria con le date di notifica dei singoli avvisi.

A chi presentare l’opposizione all’intimazione di pagamento

Quando una cartella esattoriale è andata in prescrizione l’intimazione di pagamento è un procedimento illegittimo al quale il contribuente può opporsi.

Per fare opposizione è consigliabile rivolgersi ad un avvocato contestando il pignoramento tramite la commissione regionale tributaria competente, per le cartelle richiedenti importi relativi a tributi, al tribunale sezione lavoro, per le cartelle richiedenti importi relativi a contributi, al Giudice competente per l’esecuzione oppure al Giudice di pace. Sarà l’avvocato a valutare ogni singolo caso e predisporre l’istanza di opposizione da presentare.

Rottamazione e intimazione

Nel caso specifico, il lettore aveva aderito alla definizione agevolata, non pagando le rate, l’ente di riscossione ha provveduto ad intimare il pagamento entro 5 giorni. Se non ci sarà opposizione e non verrà pagato il debito dovuto, l’ente andrà avanti con la richiesta di esecuzione forzata. Consiglio di rivolgersi ad un avvocato per vedere se ci sono i presupposti per un’opposizione.

Pace fiscale, cosa prevede il governo

La  “pace fiscale” prevede la possibilità di saldare il debito con il Fisco pagando una percentuale minima dell’importo della cartella Equitalia. Per chiudere la lite fiscale con il Fisco, il calcolo avverrà sulla base della specifica situazione economica del contribuente interessato dalla misura secondo tre scaglioni di aliquote: 6, 10 e 25%. Una specie di saldo a stralcio quindi il cui importo varierà in base al reddito, si terrà conto anche della situazione familiare e reddituale: eventuali figli minori a carico, immobili di proprietà e, ovviamente, situazione lavorativa, ecc.

Non saranno ammessi alla pace fiscale contribuenti con debiti Equitalia che superano i 200 mila euro. Escluse anche le cartelle Equitalia successive al 2014.

Leggi tutte le informazioni qui: Pace fiscale o nuova rottamazione, si potrà aderire con le cartelle esattoriali del 2013? Tutte le novità

Se hai domande o dubbi, contattami:[email protected]

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Argomenti: Lettere, Quesiti rottamazione cartelle esattoriali, News Fisco, Cartella esattoriale, Rottamazione cartelle esattoriali