Quota 100: no tfr a rate e risoluzione penalizzazione donne. Le richieste della Cisl

Ridurre le penalizzazioni per le donne e non toccare a liquidazione del Tfr. Queste le richieste della Cisl sulla quota 100.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Ridurre le penalizzazioni per le donne e non toccare a liquidazione del Tfr. Queste le richieste della Cisl sulla quota 100.

Contenere i costi della quota 100 ma a che prezzo? La Cisl mette le mani avanti su due ipotesi che potrebbero penalizzare le donne da un lato e rendere più lenta la liquidazione del tfr dall’altro.

Quota 100 penalizza le donne: sconto sui contributi?

Il segretario della Cisl Fp Maurizio Petriccioli ha messo in luce l’importanza di interventi correttivi per non penalizzare le donne, che difficilmente potranno arrivare ai 38 anni di contributi richiesti per il nuovo meccanismo. “Servono assunzioni per bilanciare l’esodo, o scadranno i servizi offerti ai cittadini”. A proposito del requisito contributivo per la quota 100 donne continua “penso ad esempio a un meccanismo di legge che preveda un anno di contributi figurativi per le donne che hanno avuto una maternità, anche durante il periodo in cui non erano in servizio”.

Tfr quota 100: liquidazione a rischio per gli statali?

La questione del tfr, come abbiamo già spiegato, riguarda soprattutto gli statali che vanno in pensione con la quota 100. Più propriamente quindi riguarda il tfs. Petriccioli ha posto l’accento anche sull’ipotesi di dilazione della liquidazione del trattamento di fine rapporto: “è un’idea inaccettabile. Abbiamo già presentato diverse cause pilota nei tribunali e aspettiamo una pronuncia a livello costituzionale perché contestiamo l’iniquità già esistente tra i lavoratori del settore privato e del pubblico, visto che questi ultimi possono metterci fino a tre anni per incassare la liquidazione. Se si ragiona non di livellare queste differenze, ma addirittura di allungare le tempistiche sarebbe una questione assolutamente inaccettabile”.
L’alternativa suggerita da alcuni fronti potrebbe essere quella di coinvolgere le banche, con una forma di prestito che ricorda l’ape: su questo, a determinate condizioni, la Cisl sembra essere più aperta al confronto sostenendo che “si può fare, ma chiaramente non ci devono essere costi per il dipendente pubblico. L’eventuale remunerazione delle banche deve ricadere su chi si fa anticipare i soldi da versare al dipendente: il suo Ministero o l’ente che sia”.

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Argomenti: News pensioni, Trattamento di fine rapporto - TFR