Quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza: tutto ancora a rischio?

Quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza: le paure da Bruxelles sui costi della riforma costringeranno il governo a rivedere di nuovo tutto?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza: le paure da Bruxelles sui costi della riforma costringeranno il governo a rivedere di nuovo tutto?

Dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale molti italiani che attendono con ansia quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma nulla è ancora certo e in questa fase pesa in modo determinante il voto dell’Europea. Da Bruxelles è attirata una bocciatura per queste tre misure sulle quali il governo sta basando la riforma fiscale e previdenziale: quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza costano troppo. Il parere della Commissione europea, è che “l’introduzione della possibilità di pensionamento anticipato è un passo indietro rispetto a precedenti riforme pensionistiche a supporto della sostenibilità a lungo termine del consistente debito pubblico italiano”. Non solo: i tecnici a Bruxelles sono convinti che dare la possibilità ad oltre 400 mila lavoratori di accedere alla pensione anticipata fino a cinque anni prima, grazie a quota 100, avrà anche un effetto negativo sulla crescita, perché nel lungo termine “causerà una diminuzione della popolazione lavorativa”.

Nel mirino sono finiti, come intuibile, soprattutto i costi della manovra che richiederebbe lo 0,37% del Pil nel primo biennio e lo 0,36% nel 2021.
Che cosa accadrà ora? Inverosimile che il governo rinunci ad una delle tre misure: quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza sono i cavalli di battaglia di questo esecutivo e non si può fare un passo indietro senza compromettere la propria credibilità. Una possibile soluzione di compromesso potrebbe essere, per la pensione quota 100 almeno, quella di mantenere i requisiti di accesso a 62 anni di età e 38 anni di contributi inserendo però penalizzazioni sull’assegno per chi non supera questa soglia. In altre parole chi, soddisfatto il requisito anagrafico, conta su almeno 40 anni di contributi avrà una penalizzazione rispetto alla pensione di vecchiaia quasi impercettibile mentre per chi raggiunge appena la quota 100 striminzita la penalizzazione sull’importo pensione potrebbe sfiorare il 30%. Questo dovrebbe servire a scoraggiare molti lavoratori in questa condizione dal chiedere l’uscita anticipata quota 100.

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Argomenti: News Fisco, Riforma pensioni