Quota 100 e reddito di cittadinanza: pagheremo nel 2020?

Pronti al debutto, secondo i tempi previsti, quota 100 e reddito di cittadinanza. Ma il prezzo da pagare potrebbe arrivare nel 2020?

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Quota 100 e reddito di cittadinanza sono i due pilastri della riforma pensioni. Stando alle ultime dichiarazioni ufficiali, il decreto arriverà a breve: il sito del reddito di cittadinanza dovrebbe essere online a marzo mentre la prima finestra di uscita per la quota 100 dei dipendenti privati è in calendario ad aprile 2019. Buone notizie quindi? Non per tutti.

Alcuni economisti contrari alle due misure si sono detti preoccupati dei costi: non tanto di quelli per finanziare quota 100 e reddito di cittadinanza nel 2019, quanto di quelli per la copertura l’anno successivo.

Per il 2019 la spesa per la quota 100 è di 4 miliardi di euro, mentre per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 4,7 miliardi di euro. Insomma, quest’anno ci siamo dentro senza problemi di copertura.
Tuttavia nel 2020 la riforma welfare e pensioni entrerebbe a pieno regime (perché per il 2019 dai conti sono stati risparmiati questi primi mesi). Rispetto a quest’anno, dunque, dal prossimo i costi di quota 100 e reddito di cittadinanza aumenteranno. Si stimano 8,2 miliardi di euro per la riforma pensione anticipata e 10,3 miliardi per il reddito di cittadinanza. E chi pagherà la differenza?

Aumento IVA 2020 per pagare quota 100 e reddito di cittadinanza?

Una prima ipotesi è quella di un aumento IVA nel 2020. Il governo ha anche parlato di una crescita stabile dell’1% ma non tutti ne sono convinti, anche alla luce di alcune ricerche internazionali. L’ Oxford Economics ha infatti preventivato per il nostro Paese crescita dello 0,3% del PIL per il 2019 e di appena lo 0,7% l’anno prossimo, al ribasso quindi rispetto alla proiezione del governo. Addirittura nel bilancio di ottobre scorso si sperava in una crescita dell’1,5%. Va anche detto, senza voler minare l’affidabilità dell’ Oxford Economics, che altri centri hanno effettuato proiezioni che, sebbene più basse di quelle del governo, non toccano questi valori minimi. Ad esempio Standard & Poor’s ha parlato di uno 0,7% per il 2019.

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