Quota 100, a chi non conviene: penalizzazione pensione per donne, Sud e statali?

Penalizzazioni quota 100: quanto perdono nella pensione statali, donne e residenti al Sud? Facciamo i conti

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Di Maio ha confermato che entro pochi giorni avremo il decreto quota 100. Ma conviene a tutti? Aumentano le polemiche sul rischio penalizzazione. Sotto la lente in particolare il calcolo pensione con quota 100 per statali, donne e lavoratori residenti nel centro sud Italia.

Calcolo pensione quota 100: rischio penalizzazione?

Secondo i calcoli del governo saranno circa 430 mila dipendenti che potranno aderire alla pensione 2019 con quota 100.

Una stima destinata però a scendere se si tiene conto dei paletti che limiteranno l’accesso alla quota 100, finestre mobili in primis ma anche divieto di cumulo con redditi da lavoro superiori a 5 mila euro l’anno. Il dato finale è di circa 315 mila domande, per una copertura di 3,9 miliardi. Ma è vero che con la pensione anticipata tramite quota 100 si perde qualcosa rispetto alla pensione di vecchiaia?

Leggi anche: Quota 100 anche per disoccupati?

Nella bozza del decreto non è prevista espressamente alcuna penalizzazione diretta per chi sceglierà di aderire alla quota 100 ma di fatto l’applicazione della quota 100 così calcolata, darà luogo a un assegno più leggero. Stando alle disposizioni, infatti, si possono far valere meno anni di contributi e il coefficiente di calcolo applicato è più basso per le età più giovani, dato che il montante pensionistico sarà appunto distribuito su più anni di erogazione. L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha previsto un taglio dell’assegno «da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a valori oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni».

Quota 100 dipendenti pubblici e lavoratori del centro sud: rischio penalizzazione più alto?

Secondo la Uil il sistema quota 100 così formulato penalizza soprattutto statali e lavoratori del centro-sud. Spiega a tal proposito il segretario confederale, Domenico Proietti, “Quota 100 è un’utile soluzione per i lavoratori del nord e del settore pubblico, ma è meno efficace per quelli del centro-sud dove difficilmente si raggiungono i 38 anni di contribuzione ed è del tutto insufficiente per le donne“.
Nel mirino in particolare il sistema delle finestre mobili, che Proietti definisce “un artificio appositamente istituito per non dover cambiare il titolo alla manovra che, di fatto, diventa quota 100 e 6 mesi per i privati e 101 per il pubblico”.

Oltretutto nella bozza non si tiene conto del fatto che il settore pubblico è “pesantemente penalizzato anche dal pagamento differito del tfs, una nuova gravissima e insopportabile ingiustizia per i dipendenti del settore i quali percepiranno la liquidazione anche dopo 7 anni dal pensionamento“.

Quota 100 donne e opzione donna con proroga incompleta: lavoratrici penalizzate

Non solo dipendente pubblici e lavoratori del meridione: tra i soggetti a rischio penalizzazione con la riforma pensioni 2019, ci sono anche le donne. Secondo Proietti la proroga opzione donna 2019 è incompleta perché “non è presente, infatti, nessuna specifica inerente la maturazione dei 35 anni di contributi“. E raggiungere i 38 anni di contributi imposti dalla quota 100 non è un obiettivo facile per le lavoratrici.

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