Quanto si prende in pensione con Quota 103: ecco come si calcolerebbe l’assegno

La pensione anticipata con quota 103 sarà meno penalizzante rispetto a quota 100. Come cambia il sistema di calcolo.

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La pensione anticipata con quota 103 sarà meno penalizzante rispetto a quota 100. Come cambia il sistema di calcolo.

Fra quota 102 e quota 104 balla quota 103. È ormai pacifico che la riforma pensioni 2022 sarà per quote prevedendo un lento riavvicinamento ai requisiti previsti dalla Fornero (pensione a 67 anni).

Lo scivolo, così concepito dal governo, prevede che dal 2022 per andare in pensione occorre aver maturato almeno 64 anni di età e 38 di contributi (quota 102). Dal 2024, poi, si passa a 66 anni di età e 38 di contributi. Nel mezzo, ci starebbe spazio per quota 103, cioè 65 anni di età e 38 di contributi.

La pensione con quota 103 secondo la riforma

Posto che sui numeri si sta ancora trattando, conviene ora fare alcune simulazioni e capire se e quanto converrà uscire prima dal lavoro con quota 102 o quota 103 che sia. Di principio, l’assegno di pensione è tanto più pesante quanto più si è disposti ad attendere di percepirlo.

Quindi chiunque vada in pensione anticipata, con qualsiasi metodo di calcolo, prenderà sempre meno che se uscisse coi requisiti di vecchiaia previsti al momento al compimento dei 67 anni di età.

Lo si è visto con quota 100 e sarà così anche per quota 102, 103,104. Chi ha accettato di lasciare il lavoro a 62 anni ha percepito una pensione media di 1.300 euro al mese. Nel settore pubblico si arriva anche a 2.000 euro. Importi medi, calcolati sul montante contributivo accumulato.

In sostanza, però, andare in pensione sette anni prima ha comportato un taglio della pensione di 200-300 euro in media per chi percepiva uno stipendio di 1.600 euro. Tradotto, un 15 per cento in meno. Nel caso di Opzione Donna si è arrivati anche al 30 per cento in meno.

L’importo della pensione con le quote

Con quota 103, cioè 65 anni di età e 38 di contributi, la penalizzazione sarà di circa 150 euro medi mensili.

Sempre facendo come riferimento uno stipendio medio di 1.600 euro al mese e tenuto conto dell’attuale livello di imposizione fiscale.

Come si vede, quindi, più ci si avvicina ai 67 anni di età previsti per la pensione di vecchiaia e meno diminuisce l’importo della pensione spettante. Importo che cala ulteriormente anche per effetto del sistema di calcolo.

Il regime misto, col passare degli anni, farà sempre meno leva sulla contribuzione versata nel sistema retributivo e più leva su quello contributivo. Ne deriva che la differenza di pensione fra 67 e 65 anni sarà tanto più sottile quanto minori sono i contributi versati prima del 1996 nel sistema retributivo.

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