Quando le pensioni dei nonni salvano le famiglie dalla povertà

7,4 milioni di famiglie tirano avanti con le pensioni dei nonni che rappresentano la principale fonte di reddito: il rischio povertà si riduce di circa due terzi.

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7,4 milioni di famiglie tirano avanti con le pensioni dei nonni che rappresentano la principale fonte di reddito: il rischio povertà si riduce di circa due terzi.

Se da un lato l’Istat fotografa un incredibile sperequazione fra reddito da pensione reddito da lavoro, dall’altro gli assegni delle pensioni di vecchiaia fungono da ammortizzatore sociale ed evitando a molte famiglie di sprofondare in povertà.

Secondo l’Istat, la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili” (genitori soli o famiglie in altra tipologia) consente quasi di dimezzare l’esposizione al rischio di povertà (rispettivamente dal 31,6% al 16,1% e dal 28,2% al 18,7%).

Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 5,7% rispetto al 17,9% di quelle costitute da soli titolari di pensioni. Anche l’apporto economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, riduce il rischio di povertà al 9,3%.

Rischio povertà ridotto con la pensione del nonno

Tra le famiglie con pensionati, le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri componenti occupati (rischio di povertà rispettivamente a 3,3% e 5,7%) mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da lavoro che vivono con familiari non occupati (32,5%). Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano un’incidenza al rischio di povertà quasi tripla rispetto a quella delle famiglie residenti nel Nord e più che doppia rispetto a quelle del Centro.

Una famiglia su tre vive di pensione

In altri termini, in Italia 7,4 milioni di famiglie, circa una su tre, vivono di pensione. Nel senso che gli assegni sono la principale fonte di reddito. Un dato che non trova similitudini in Europa, la dice lunga sull’invecchiamento della popolazione e su quanto la pensione sia diventata fondamentale per tirare avanti. Sicchè la pensione dei nonni è diventata un ammortizzatore sociale strategico in epoca di lavori precari, discontinui o part time, il che è confermato anche dal fatto che molti figli e nipoti vivono vicino ai nonni.

I nonni fanno da paracadute aiutando figli e nipoti

Scatta, quindi, una inedita solidarietà familiare tra generazioni che supera nel concreto il dibattito sui ricalcoli e gli altri possibili interventi di bilanciamento.

Chi si ritira oggi ha iniziato a lavorare negli anni 70 e 80, versando contributi che hanno un peso decisamente preponderante al momento della liquidazione della pensione (sistema retributivo) il che ha fatto lievitare più le pensioni degli stipendi. L’Istat lo dice in modo chiaro: “é progressivamente aumentato il peso delle pensioni maturate nelle fasi di maggiore crescita economica“. Per chi invece adesso è alle prese con il mercato del lavoro la situazione è decisamente più difficile e il tutto si riflette sul reddito: “in termini nominali l’importo medio delle prestazioni del 2018 è aumentato del 70% rispetto a quello del 2000, con una dinamica più marcata rispetto a quella registrata dalle retribuzioni“. Ma non tutti i pensionati possono far affidamento su certi budget. Più di uno su tre, il 36,3%, riceve ogni mese meno di mille euro lordi, il 12,2% non supera i 500. E’ l’Istat stesso a denunciare “l’ampia disuguaglianza di reddito tra i pensionati“. Divari che si riflettono sul territorio – il Nord assorbe metà della spesa – e sulle donne che risentono di carriere discontinue.

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