Quando il ricorso costa più della multa: oltre il danno la beffa

Ricorso multa sulle strisce blu: quando non conviene annullarla anche se si ha ragione.

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Fare ricorso contro una multa, anche quando palesemente ingiusta, potrebbe essere scoraggiante ed economicamente sconveniente. Riportiamo una storia che ci ha particolarmente colpito e che arriva da Domodossola.

Il protagonista, suo malgrado, è il signor J.R., 64enne di Mozzio, un automobilista che si è visto notificare via raccomandata un verbale con sanzione per parcheggio a Roma sulle strisce blu senza pagamento del ticket.

L’importo, se corrisposto entro 5 giorni, ammontava a € 42,085 (che sarebbero diventate 54.886 dopo un mese). L’uomo però era in grado di dimostrare che, quel giorno e a quell’ora, non si trovava a Roma ma transitava lungo la barriera di Milano (movimento registrato dal Telepass). Ricorso facile quindi? Sulla carta si. Eppure il prefetto ha respinto il ricorso a seguito delle dichiarazioni rese dall’ausiliario del traffico che aveva fatto la multa all’Honda FRV intestata all’uomo. L’uomo quindi si è rivolto al giudice di pace romano.

Tuttavia l’importo della multa, nel frattempo, era arrivata a € 110,47. Al giudice di pace l’uomo ha presentato una domanda di rimborso di 43 euro (alle quali si aggiungono altri 10 euro di spese per invio documenti con raccomandata). Nell’udienza a Roma e davanti al giudice la multa è stata annullata. Tuttavia non gli sono stati riconosciuti i danni subiti nè il rimborso delle spese sostenute. Quando si dice: oltre al danno la beffa!

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