Pubblico impiego nella spending review. Tra tagli e mobilità, cresce l’ira dei sindacati

Pubblico impiego in subbuglio visti i tagli della spending review. Sindacati sul piede di guerra

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Pubblico impiego in subbuglio visti i tagli della spending review. Sindacati sul piede di guerra

Pubblico impiego nella spending review. Il testo di legge sui tagli alla spesa pubblica è entrato in vigore ma alcune considerazioni sono d’obbligo, per ciò che concerne in particolare l’esubero di personale nel pubblico impiego.

Pubblico impiego e spending review: la mobilità obbligatoria

Nel testo della spending review viene alla luce l’obbligo della mobilità dei lavoratori nel pubblico impiego. Riduzione dello stipendio fino all’80% d fino ad arrivare, dopo 2 anni, anche al licenziamento, sempre che il dipendente pubblico avrà trovato un altro impiego. Per la prima volta nel nostro sistema  con la legge sulla spending review, la legge n. 153 del 2012, si parla di esubero personale statale.

Pubblico impiego: tagli di 24mila posti di lavoro?

A conti fatti, i primi dati, non ufficiali però, è bene sottolinearlo, parlano di circa 24.000 posti i9n meno con i tagli alla spesa pubblica nel pubblico impiego, tra cui il 20 per cento dei dirigenti e il 10 per cento dei lavoratori pubblici.

Il no dei sindacati

Il ministro della funzione Pubblica, Patroni Griffi ha spiegato il significato della parola mobilità nel pubblico impiego, prevedendo due strade tra di loro alternative: la mobilità in vista del pensionamento e la mobilità nel pubblico impiego che porterà al reintegro o al licenziamento dei lavoratori pubblici. Ed è proprio sulla disciplian concernente il reintegro dei lavoratori pubblici, che emergono i primi scontri con i sindacati. Le maggiori sigle sindacali annunciano battaglia  per il prossimo 28 settembre, con uno sciopero generale del pubblico impiego. Ciò che criticano maggiormente i sindacat sono le relazioni tra gli stessi sindacati e dirigenti del pubblico impiego. In merito all’esubero di personale infatti deve essere il dirigente responsabile sul personale in esubero a dover preventivamente informare le organizzazioni sindacali. Trascorsi 10 giorni, prendono il via le procedure per ricollocare i lavoratori nell’ufficio di provenienza o in un altro ente. Occorre però, come stabilisce il decreto legislativo n. 165 del 2011, un esame congiunto proprio tra i sindacati e le amministrazioni per stabilire esuberi e relativi ammortizzatori posti in essere. Tuttavia, ed è quello che contestano i sindacati sulla mobilità nel pubblico impiego, è che l’ultima parola è sempre e spetta sempre alla Pubblica Amministrazione, che può dare la sua “opinione” anche di fronte ad un no dei sindacati e quindi superarli. Ancora una volta i rappresentanti dei lavoratori si sentono messi da parte e come tale gli stessi lavoratori.

 

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Argomenti: Lavoro e Contratti