Previdenza: Cida, si mira ad incentivare quella complementare

Il negoziato tra Governo e parti sociali dovrebbe riaprire a metà maggio e, in tema di Riforma Pensioni e Previdenza, Cida è pronta a sedersi al tavolo.

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Il negoziato tra Governo e parti sociali dovrebbe riaprire a metà maggio e, in tema di Riforma Pensioni e Previdenza, Cida è pronta a sedersi al tavolo.

Il negoziato tra Governo e parti sociali dovrebbe riaprire a metà maggio e, in tema di Riforma Pensioni e Previdenza, Cida è pronta a sedersi al tavolo. La Confederazione dei Dirigenti Pubblici e Privati e delle Alte Professionalità vuole sedersi a quel tavolo con le idee chiare.

I 4 punti fermi che Cida ha intenzione di portare sul tavolo di confronto riguardo alla previdenza sono già delineati:

1) Incentivare la previdenza complementare;

2) Incrementare la flessibilità in uscita;

3) Separare previdenza e assistenza;

4) Sterilizzare il calo del Pil sulle future pensioni.

Come ha riferito il Presidente di Cida, Mario Mantovani, la Confederazione intende portare idee e proposte concrete per tutelare i pensionati, contribuire a mantenere in equilibrio il sistema previdenziale, salvaguardare le future pensioni dei giovani manager. I giovani non hanno la stessa certezza di retribuzioni continuative rispetto alle precedenti generazioni.

Per rendere sostenibile il sistema pensionistico pubblico bisognerà alleggerirlo riducendo progressivamente anche le aliquote contributive, puntando sulla previdenza complementare basata sul sistema a capitalizzazione.

Separare Previdenza e Assistenza

Cida ha più volte appoggiato la sostenibilità della spesa pensionistica depurata della componente assistenziale, che ricade nella fiscalità generale.

Separare previdenza e assistenza è l’annosa questione da affrontare.

La Confederazione, ha affermato Mario Mantovani, auspica la creazione di una “anagrafe delle prestazioni assistenziali“, fondamentale per assicurare un efficace monitoraggio tra i vari enti erogatori con un adeguato sistema di controlli.

C’è bisogno di una “gestione più manageriale dei flussi di spesa”, che includa un’allocazione delle risorse più efficiente e meccanismi di controllo.

Incentivare la previdenza complementare

Dopo il fallimento di Quota 100, Mario Mantovani riflette sulla flessibilità in uscita.

Cida ritiene valide alcune formule, valuta positivamente tutti gli strumenti in grado di rendere più agevole la scelta personale. Formule del genere esistono già come l’Ape sociale, l’Ape aziendale e volontaria (da rivedere) e la Rita.

Se ne possono inserire altre, pensandole non in senso assistenziale, bensì “nella logica di offrire un adeguato ‘cassetto degli attrezzi’ previdenziale ai giovani lavoratori“. Cida sta valutando formule assicurative da collegare al ‘secondo pilastro’ della previdenza complementare allo scopo di coprire eventuali ‘buchi’ contributivi in caso di perdita della capacità lavorativa o disoccupazione.

Sarebbe necessario

alzare il limite di deducibilità fiscale degli investimenti in previdenza complementare, fermo da anni ad un tetto appena superiore ai 5.000 euro“.

Sterilizzare il calo del Pil sulle future pensioni

Il presidente di Cida, Mario Mantovani, ha concluso affrontando un altro tema serio: l’effetto negativo delle conseguenze economiche causate dal calo del PIL indotto dalla pandemia del Covid.

Per emergenze simili, in passato, è stato adottato un provvedimento legislativo correttivo.

In tempi odierni, sarebbe opportuna una ‘sterilizzazione’ del montante contributivo, ovvero del capitale accumulato dal lavoratore nel corso degli anni lavorativi.

Per riformare concretamente il sistema pensionistico rendendolo più flessibile, bisogna necessariamente partire dal lavoro pensando soprattutto a giovani e donne.

Occorre anche implementare e migliorare tutti gli strumenti esistenti per sostenere la vita contributiva del lavoratore evitando “formule punitive” per coloro che optano per il pensionamento anticipato.

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