Prestiti alle imprese garantiti dallo Stato ancora al palo, ecco cosa succede

Burocrazia e carichi di lavoro straordinari per le banche rallentano l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato alle imprese in difficoltà. Le proteste di chi è in crisi.

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Burocrazia e carichi di lavoro straordinari per le banche rallentano l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato alle imprese in difficoltà. Le proteste di chi è in crisi.

I prestiti alle imprese tardano ad arrivare. La procedura per richiedere i finanziamenti garantiti dallo Stato, come previsto dal DL Cura Italia, appare ancora lenta e farraginosa e le banche sembra non si fidino molto.

Nonostante il modulo e le istruzioni siano stati ampiamente resi disponibili a tutti e già migliaia di domande siano già state presentate, le banche non hanno ancora erogato i fondi. Tempi tecnici e burocrazia stanno frenando la concessione del denaro, ma c’è anche da tenere conto che le banche sono state investite da nuove incombenze e lavori straordinari in questa fase di emergenza sanitaria che interessa anche gli anticipi sulla cassa integrazione Inps.

Famiglie e imprese lamentano difficoltà

Nel frattempo montano le proteste. “Ci continuano ad arrivare segnalazioni di famiglie, professionisti ed imprese su difficoltà ad interloquire efficacemente con gli istituti di credito“. Lo ha detto la presidente della commissione di inchiesta sulle banche, Carla Ruocco, aprendo i lavori dell’audizione dell’Abi, sulle iniziative della task force per la liquidità del sistema bancario nell’emergenza sanitaria. Ruocco ha sottolineato come “abbiamo apprezzato le immediate circolari informative sulle disposizioni normative diffuse dall’Abi. Ad oggi risulta ancora però molto complesso a volte impossibile riuscire concretamente a sospendere le rate di mutuo e finanziamenti, incassare la cassa integrazione“.

Prestiti frenati dalla burocrazia

Sui prestiti fino a 25 mila euro, quelli garantiti al 100% dallo Stato, vi sono però ancora difficoltà. Le banche sembrano riluttanti a concedere allegramente denaro. Benché non debbano richiedere garanzie reali e la fase istruttoria appaia più veloce, resta sempre da verificare in capo all’imprenditore richiedente di essere stati danneggiati dall’emergenza coronavirus. Inoltre ogni banca fa sempre le proprie valutazioni sul merito creditizio del richiedente: se in passato è stato un cattivo pagatore, difficilmente potrà ottenere i fondi.

Qualche ritardo potrebbe poi verificarsi per la grande mole di pratiche che le filiali si stanno trovando a gestire. “Le imprese – ha messo in evidenza la presidente- hanno bisogno di liquidità immediata e ci giunge voce che alcune banche dichiarandosi non pronte con procedure, moduli, informazioni propongano alle imprese ed ai professionisti prodotti propri senza garanzie e naturalmente a costi diversi“. Secondo le segnalazioni arrivate alla commissione, ha proseguito, “la garanzia del 100% dello stato per i prestiti sotto i 25.000 euro consente di evitare istruttorie, mentre ci risulta che ancora non siano iniziate le erogazioni“.

Abi, per prestiti oltre 25.000 euro serve tutela penale

Per accelerare i tempi di erogazione dei prestiti superiori a 25.000 euro bisogna garantire alle banche una tutela penale. Lo ha detto il d.g. dell’Abi, Giovanni Sabatini, durante l’audizione davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche sulle iniziative della task force per la liquidità del sistema bancario nell’emergenza sanitaria. “Occorre definire soluzioni che dando certezza ai profili di responsabilità della banca possano accelerare l’erogazione della liquidità di cui alle misure del decreto credito”, ha affermato Sabatini spiegando che per i prestiti superiori a 25.000 “occorre tutelare sotto il profilo penale l’attività di erogazione di credito durante la crisi. Occorre, in altri termini, evitare che sulle banche e sugli esponenti siano trasferiti rischi che non possono in alcun caso essere riconosciuti come loro propri laddove le misure di sostegno offerte alle imprese in attuazione dei provvedimenti normativi non sortissero gli sperati effetti e le imprese cadessero in stato di insolvenza con possibili conseguenze rispetto alle procedure fallimentari“, ha concluso.

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