Pressione Fiscale in aumento e Pil in caduta, i nuovi (e pessimi) dati di Confesercenti

La riforma del Cuneo fiscale è ormai insufficiente. 65 miliardi di consumi andranno persi a causa Coronavirus.

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La riforma del Cuneo fiscale è ormai insufficiente. 65 miliardi di consumi andranno persi a causa Coronavirus.

Brutte notizie da Confesercenti: nel 2020 aumenta la pressione fiscale, a discapito del Pil che crolla inesorabilmente.

Lo studio è stato pubblicato il 12 luglio 2020 e mette in luce la disastrosa crisi economica e sociale causata dall’emergenza Coronavirus. “Senza un alleggerimento della zavorra fiscale, la ripartenza della spesa delle famiglie e delle imprese rischia di essere molto difficile”.

 

Da emergenza sanitaria a emergenza economica

Confesercenti mette nero su bianco le stime dell’andamento della pressione fiscale e della produzione nel nostro Paese.

Notizie non buone, ma lo si sapeva: l’emergenza sanitaria del Coronavirus e i meccanismi volti a contrastarla hanno avuto inevitabili riflessi negativi sull’economia del nostro Paese, nonostante, proprio in questo mese, siano scattati i provvedimenti di riduzione del cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti adottato col DL 3/2020.

Ma allora cosa sta succedendo?

 

Crolla il Pil e aumenta la Pressione Fiscale

Cominciamo col dire che soltanto una piccola parte dei lavoratori dipendenti della classe media beneficia della riduzione del cuneo fiscale.

Sono ben 6,3 milioni di italiani, con redditi tra 28 mila e 55 mila euro (il 15,6% dei contribuenti totali), che forniscono quasi un terzo (31,8%) del gettito totale dell’imposta (50 miliardi di euro). La riduzione del cuneo, però, interessa solo i soggetti con redditi fino a 40 mila euro, lasciando così fuori dal beneficio oltre 1,8 milioni di contribuenti sottoposti ad una pressione fiscale eccessiva.

Secondo i dati di Confesercenti: “A regime, si tratta di 5 miliardi che torneranno nelle buste paga dei lavoratori dipendenti (3,2 miliardi nel 2020). Questa misura, predisposta a partire dalla legge di bilancio 2019, risulta però ormai insufficiente, considerando gli oltre 65 miliardi di consumi che andranno persi a causa della pandemia”.

Nel 2020 il peso delle entrate sul prodotto interno lordo italiano aumenterà di 0,5 punti rispetto al 2019, contribuendo, in tal modo, ad accentuare la contrazione della spesa e degli investimenti.

Non solo, ancora maggiore è l’aumento ipotizzabile per la pressione contributiva, che potrebbe arrivare a registrare un incremento di 0,8 punti nell’anno.

 

Il monito di Confesercenti

Per l’associazione, una giusta cura potrebbe essere quella che vede una riduzione del cuneo fiscale e un conseguente aumento del netto in busta paga, almeno, per i restanti lavoratori della classe media: “è assolutamente necessario riconoscere perlomeno una riduzione di imposta anche per i redditi compresi fra 40 e 55 mila euro”.

Per quanto riguarda invece le imprese, Confesercenti dichiara che “lo scorso anno, il settore privato ha registrato un forte aggravio del costo del lavoro rispetto alle retribuzioni versate ai propri lavoratori. Un differenziale che le condizioni recessive scatenate dalla crisi Covid potrebbero rendere insostenibile”.

 

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