Prescrizione contributi previdenziali, i tempi si allungano di sei mesi

Interrotti di sei mesi i termini di prescrizione per il recupero dei contributi scaduti. L’Inps avrà più tempo per gestire le pratiche.

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Interrotti di sei mesi i termini di prescrizione per il recupero dei contributi scaduti. L’Inps avrà più tempo per gestire le pratiche.

Si allungano i termini di prescrizione dei contributi previdenziali. Con il decreto mille proroghe sono stati sospesi i termini di prescrizione a causa del Covid per il recupero dei contributi previdenziali scaduti e non ancora versati.

Gli enti previdenziali hanno quindi tempo fino al 30 giugno 2021 per notificare ai contribuenti di versare i contributi obbligatori per la previdenza e l’assistenza sociale scaduti e in via di prescrizione. Il decreto mille proroghe sospende infatti i termini di decadenza e gli enti previdenziali hanno quindi più tempo per procedere al recupero.

Sospesi i termini di prescrizione contributi

Più nel dettaglio, il decreto del governo allunga di sei mesi il periodo di prescrizione di recupero dei contributi previdenziali che per legge è fissato in cinque anni. Dieci anni qualora si tratti di denuncia da parte del lavoratore o dei suoi superstiti delle contribuzioni previdenziali da versare.

Con questo intervento, per l’esattezza, si concede agli enti previdenziali un termine aggiuntivo di sei mesi, dal 1 gennaio al 30 giugno 2020. I termini di prescrizione inizieranno quindi a decorrere nuovamente, per il computo dei 5 anni, a partire dal 1 luglio 2021.

Il provvedimento di legge si interseca anche con quello che riguarda la sospensione dell’invio cartelle esattoriali al 31 gennaio 2021. Il governo sta infatti lavorando al varo di una norma per spalmare e dilazionare i pagamenti nel tempo con il probabile varo della rottamazione quater. Detto provvedimento dovrebbe essere contenuto nel decreto ristori 5 e riguarderà anche i contributi previdenziali.

Prescrizione contributi, il termine è cinque anni

Ma qual è la prescrizione per le cartelle Inps o di altri enti di previdenza? Per molto tempo ha serpeggiato il dubbio fra i contribuenti che i termini di prescrizione per crediti contributivi fossero 10 anni, ma in realtà non è così.

Il credito previdenziale si prescrive in cinque anni, come anche ribadito più volte dalla Corte di Cassazione.

Secondo i supremi giudici, le cartelle esattoriali (non solo quelle emesse dagli enti di previdenza) hanno natura amministrativa e pertanto seguono tempi e procedure diverse rispetto ai provvedimenti di natura giudiziaria. Come ad esempio le sentenze emesse dai giudici che si prescrivono in 10 anni. Sicché le cartelle di pagamento, qualsiasi sia la natura dell’importo in esse richiesto, seguono le tempistiche stabilite dalla legge.

La cartella esattoriale per contributi non versati

Alla luce di ciò, si può affermare con ragionevole certezza che la cartella esattoriale per il recupero dei contributi ha una prescrizione di cinque anni. E ciò vale anche quando si tratta di una cartella non impugnata e, perciò, divenuta definitiva.

Il legislatore con la recente sospensione dei termini di prescrizione ha voluto dare più tempo agli enti di previdenza, soprattutto all’Inps, per gestire le notifiche. Non solo per via del Covid, ma anche perché l’istituto è impegnato a gestire massicciamente e con urgenza le indennità di cassa integrazione e i vari bonus a sostegno del welfare.

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