Pos presente ma poco utilizzato e scatta l’Accertamento Fiscale

L’uso massiccio dei contanti non permette di dare prova del “momento” della transazione. Può scattare l'Accertamento Fiscale

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L’uso massiccio dei contanti non permette di dare prova del “momento” della transazione. Può scattare l'Accertamento Fiscale

Attenzione ad operare prevalentemente in contanti, l’accertamento fiscale potrebbe essere dietro l’angolo.

La vicenda riguarda un titolare di bar tabacchi, il quale abitualmente e periodicamente versava sul conto corrente della propria banca i contanti derivanti dalla propria attività.

Il pos, anche se presente, non veniva quasi mai utilizzato e questo avrebbe fatto scattare l’allarme dell’amministrazione finanziaria.

 

Pos poco utilizzato, scatta l’accertamento Fiscale

Il contribuente, come già detto, un esercente la vendita di prodotti di monopolio con annesso bar, eseguiva periodicamente versamenti sul proprio conto corrente bancario di molto superiori ai ricavi dichiarati, circa 200 mila euro, e, per questo motivo, veniva accertato dall’agenzia delle entrate.

In commissione tributaria il contribuente era riuscito a fornire prove contabili della regolarità delle transazioni. In effetti, nel corso dell’anno preso in esame, l’ammontare dei ricavi coincideva con il totale dei versamenti in banca avvenuti per contanti.

Le due Commissioni tributarie, provinciale e regionale, avevano annullato l’avviso di accertamento, ma a questo punto, l’agenzia delle entrate, ricorrendo in cassazione, è riuscita a ribaltare l’esito della vicenda.

 

La Sentenza della Cassazione

L’agenzia delle entrate ha proposto il ricorso in cassazione, asserendo che il mancato utilizzo del pos è da ritenersi, almeno indirettamente, una pratica fraudolenta.

L’uso massiccio dei contanti, infatti, non permette di dare prova del “momento” della transazione, inoltre, i conteggi andavano fatti giornalmente, e non considerando l’intero anno.

Si è così potuto rilevare che, in molti casi, i versamenti giornalieri erano stati molto più alti rispetto all’incassato.

La cassazione, con la sentenza 15538/20 del 21 luglio 2020 ha accolto il ricorso dell’Ade.

La maggior parte dei versamenti sono stati ritenuti ingiustificati e, per questo motivo, considerati come ricavi sottratti a tassazione.

Per la suprema corte: “i dati e gli elementi acquisiti nel corso degli accessi presso gli istituti di credito e finanziari sono posti a base delle rettifiche degli accertamenti, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta oppure che non hanno rilevanza allo stesso fine”.

L’utilizzo del Pos avrebbe potuto provare la perfetta corrispondenza tra compravendita e transazione finanziaria.

 

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