Pokemon Go e incidenti: impossibile fare causa all’azienda?

Ecco come tutelarsi nell'eventualità si debba ricorrere in giudizio contro l'azienda che ha diffuso il gioco Pokemon Go.

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Ecco come tutelarsi nell'eventualità si debba ricorrere in giudizio contro l'azienda che ha diffuso il gioco Pokemon Go.

Con il nuovo gioco Pokemon Go i Pokemon sono ovunque anche se  non arriveranno mai in tribunale perchè la Niantic, la società che ha sviluppato l’app, si è blindata contro le cause legali con il consenso degli utenti.

Anche se il gioco, a pochi giorni dal lancio, ha provocato già diversi incidenti, l’azienda che lo ha prodotto ha inserito nei termini d’uso una clausola che impedisce agli utenti di portare la Niantic in tribunale sia singolarmente che all’interno di una class action.

Tutti gli utenti, quindi, che hanno accettato  i termini di utilizzo scaricando l’app, molto probabilmente senza leggerli, hanno sottoscritto la volontà di non poter citare l’azienda per danni. Il documento dei termini di utilizzo, un testo di 47mila battute, contiene una sezione che testualmente dice “L’utente concorda che le controversie di cui è parte insieme alla Niantic saranno risolte mediante un arbitrato individuale e che rinuncia al proprio diritto a un processo con giuria o a partecipare come attore principale o membro di categoria in qualsiasi presunto procedimento rappresentativo o azione collettiva”.

Anche se finire in tribunale per un videogioco non è molto probabile per un’app di realtà aumentata come Pokemon Go, il videogioco arrivato in Italia pochi giorni fa, gli incidenti potrebbero essere molto più numerosi poichè l’applicazione prevede la caccia ai Pokemon che spesso può portare i giocatori in luoghi poco sicuri. Ovviamente la colpa non è del gioco ma la Niantic preferisce mettersi al sicuro eliminando del tutto l’ipotesi di essere portata in tribunale sia per eventuali incidenti che per casi di violazione della privacy o per diffusione delle informazioni che riguardano gli utenti.

L’arbitrato può essere evitato soltanto in due ipotesi, rivolgendosi al giudice di pace o chiedendo un risarcimento in tribunale contro “appropriazione indebita o violazione di diritti d’autore, marchi, segreti commerciali, brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale di una parte”. Quindi anche se Niantic vuole tenersi lontana dai tribunali non disdegna cause per violazione del copyright nel qual caso si costituirebbe come parte lesa.

Per chi ha già scaricato l’app, quindi, nessuna possibilità di ricorrere al tribunale? Assolutamente no, all’interno dei termini di utilizzo è espressamente scritto che l’utente avrò diritto a ricorrere a ogni controversia se lo scriverà esplicitamente in una mail indirizzata a [email protected] entro 30 giorni dal download dell’app. In assenza della spedizione della mail l’utente, per la società, ha deliberatamente rinunciato al proprio diritto di ricorrere a una controversia.

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