Più Iva e meno Irpef, il governo cerca la quadra per la riforma del fisco

Per i consumatori è un errore alzare le aliquote Iva per abbassare quelle dell’Irpef. Secondo Confcommercio bisogna puntare a rilanciare i consumi.

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Per i consumatori è un errore alzare le aliquote Iva per abbassare quelle dell’Irpef. Secondo Confcommercio bisogna puntare a rilanciare i consumi.

La riforma del fisco arriverà prima di quella sulle pensioni. E già circolano indiscrezioni su come il governo intende agire per rimodulare le aliquote e tagliare gli scaglioni portandoli da cinque a tre. Al di là di tutto, però, questa riforma si intreccia inevitabilmente anche con quella dell’Iva.

A fine anno andranno disinnescate nuovamente le clausole di salvaguardia per evitare un aumento generalizzato delle aliquote. Ecco quindi che l’esecutivo punta a rivedere anche in questo campo le aliquote prima che sia troppo tardi, innalzando quelle su alcuni beni di consumo e abbassandone altre. Consumatori e associazioni sono però preoccupati del fatto che il governo Conte abbia in mente di alzare le imposte da una parte (Iva) per ridurle dall’altra (Irpef).

La rimodulazione dell’Iva si ripercuote sui consumi

In proposito si è espresso il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, intervistato da Il Corriere della Sera. “Bene razionalizzare e semplificare. Ma attenzione a revisioni al rialzo delle aliquote legali. Tanto più in ragione dell’incidenza dell’Iva sui consumi dei livelli di reddito più basso. Un conto è fare ordine, altra cosa è procedere a impennate delle aliquote Iva per interi settori economici. Un esempio fra tutti: il settore del turismo è oggi soggetto alla cosiddetta aliquota ridotta del 10%. Tutti (o quasi) ripetono che il turismo è una risorsa straordinaria per il nostro Paese -ha aggiunto- Immagino, allora, che tutti (o quasi) siano d’accordo nel ritenere errata ogni ipotesi di revisione al rialzo di questa aliquota. Anche perché l’Iva oggi è evasa per 37 miliardi di euro. Un’evasione che va contrastata con determinazione. Anche da questo punto di vista, il rialzo delle aliquote legali non giova“.

Più Iva e meno Irpef non è la strada giusta

L’obiettivo di governo e consumatori resta quello di un calo generalizzato del peso del fisco, ma le strade per raggiungere il risultato, al momento, divergono. Soldi da impegnare non ce ne sono molti, per cui si dovrà quasi sicuramente passare per una revisione degli sconti fiscali e, probabilmente, anche dell’Iva. “Come Confcommercio abbiamo apprezzato la cautela del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sugli eventuali aumenti Iva. Che la compensazione tra più Iva e meno Irpef possa generare effetti positivi è infatti questione economicamente assai incerta. Tanto più tenendo conto dell’impatto della maggiore Iva sulla domanda interna e sui consumi delle famiglie. Domanda e consumi restano il propellente fondamentale della crescita“, ha spiegato Sangalli.

La riforma dell’Irpef

Sull’Irpef pare esserci già più convergenza di idee. I contribuenti sembrano apprezzare la riforma sul modello tedesco. L’intento è quello di una riduzione delle aliquote accompagnato dal quoziente familiare, cui si aggiunge l’idea di una revisione delle attuali percentuali del prelievo, con una attenzione mirata alla classe media (fino ai 55mila euro di reddito) che finora è stata trascurata dai vari interventi sulle tasse. Alla domanda su cosa si aspetti dal riordino dell’Irpef, “la struttura dell’imposta – ha detto Sangalli – risente di una lunga serie di detrazioni e bonus fiscali differenziati per categorie di contribuenti. Al punto tale che non è più assicurata né la tenuta del principio dello stesso regime fiscale a parità di reddito, né del principio di progressività. Equità, semplificazione e concorso alla riduzione del carico fiscale sui contribuenti in regola: ecco quanto ci aspettiamo sul versante Irpef. Meno evasione, un’efficace spending review e, in particolare, il riordino accorto delle spese fiscali. È questa la strada“.

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