Pignoramento pensione: stop fino al 31 agosto con decreto Rilancio

Sospesi i pignoramenti delle pensioni fino al 31 agosto 2020. Cosa prevede il decreto Rilancio e quali sono i limiti aggredibili dell’assegno.

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Sospesi i pignoramenti delle pensioni fino al 31 agosto 2020. Cosa prevede il decreto Rilancio e quali sono i limiti aggredibili dell’assegno.

Stop al pignoramento delle pensioni. Il decreto Rilancio prevede la sospensione del pignoramento di denaro a valere sull’assegno pensionistico fino al 31 agosto 2020.

Le trattenute in corso riprenderanno dal 1 settembre. Allo stesso tempo vengono sospese anche le procedure e l’iter burocratico già avviato per ottenere il pignoramento della pensione. Tutto è rinviato, insomma, a settembre, salvo ulteriori interventi da parte del legislatore in fase di conversione del decreto in legge.

Stop pignoramento pensione

Più nel dettaglio, all’art. 163 del decreto Rilancio si prescrive che, nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 agosto 2020, “sono sospesi gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della stessa data dall’agente della riscossione e dai soggetti iscritti all’albo previsto dall’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza”. Confermato quindi lo stop al pignoramento delle pensioni (oltre che degli stipendi), da parte dell’Agente della riscossione. Nello stesso periodo, tali somme non vengono “sottoposte al vincolo di indisponibilità” e”il terzo pignorato le rende fruibili al debitore esecutato, anche in presenza di assegnazione disposta con provvedimento del giudice dell’esecuzione”.

Quanto si può pignorare

Per legge il limite pignorabile dello stipendio o della pensione è un quinto dell’assegno mensile, il che significa che il massimo pignorabile da un creditore su uno stipendio mensile di 1.000 euro è 200 euro. Per la pensione vale lo stesso metro di misura, ma bisogna tenere conto di un limite oltre il quale non è possibile aggredire l’assegno pensionistico.

Tale limite è fissato nella misura di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale che viene aggiornato di anno in anno. Questa soglia è ritenuta il “minimo vitale” al di sotto del quale non è possibile privare il debitore dei mezzi minimo di sostentamento. A oggi l’importo dell’assegno sociale è pari a 453 euro per cui il limite di pensione non aggredibile è 679,50 euro.

Pignoramento pensione e limite vitale

Pertanto, il pensionato moroso non potrà essere privato di somme di denaro al di sotto di tale soglia. E chi percepisce una pensione pari o inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo è quindi posto automaticamente al riparo  dai creditori. Diversamente, potrà essere pignorata la parte eccedente sempre nella misura di un quinto dell’assegno pensionistico. Pertanto, se un pensionato percepisce una pensione di 1.200 euro mensili, gli verranno detratte 240 euro, mentre se un pensionato percepisce una pensione di 800 euro al mese,  soltanto la parte eccedente i 679,50 euro potrà essere pignorata nella misura del 20%, cioè 24,10 euro.

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