Pignoramento conto corrente all’estero, è possibile?

Il pignoramento del conto corrente all’estero è possibile, ma talvolta non conviene. Come funziona l’azione di recupero e quanto costa.

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Il pignoramento del conto corrente all’estero è possibile, ma talvolta non conviene. Come funziona l’azione di recupero e quanto costa.

Pignorare il conto corrente è una delle pratiche più diffuse per il recupero crediti. I creditori, infatti, dopo aver passato in rassegna i beni aggredibili del debitore e vagliato le fonti di reddito attaccabili, spesso attingono alle disponibilità liquide sui conti correnti.

L’azione esecutiva rientra nel novero dei pignoramenti cosi detti presso terzi e non comporta particolari spese o lunghi tempi di attesa, come per il pignoramento di beni mobili o immobili.

Il debitore lo sa e tende a svuotare il conto per non lasciare possibilità di appiglio ai creditori o a trasferire somme di denaro presso banche estere.

Pignoramento conto corrente all’estero

Anche in quel caso, però, non si sfugge. Un conto corrente può essere pignorato anche in altri Paesi con i quali sussiste il libero scambio di informazioni fiscali (Paesi white list). In Europa è più facile, mentre al di fuori dell’area continentale diventa più difficile e soprattutto oneroso, a meno che non ci sia una rogatoria internazionale, ma non è questo il caso in esame. Così, avere soldi su carte prepagate di diritto tedesco, come N26 o Deutche Bank Contocarta, piuttosto che conti correnti in Svizzera o in Spagna, equivale a detenerli presso banche italiane in ossequio alla normativa europea sulla trasparenza bancaria. Ovviamente l’azione di recupero diventerà più dispendiosa e con tempi più lunghi, ma alla fine il risultato sarà lo stesso. In questi casi, il creditore valuterà se ne varrà la pena, anche se i costi legali e procedurali, alla fine, saranno comunque a carico del debitore.

Pignoramento conto corrente, come funziona

Il pignoramento del conto corrente è preceduto dall’atto di precetto al quale si dà tempo al debitore di saldare i debiti entro 10 giorni. Trascorso infruttuosamente tale periodo, il creditore notifica al debitore e alla sua banca, la citazione a comparire davanti al Giudice. La banca, una volta ricevuta la notifica, è obbligata a vincolare una parte del conto corrente per la cifra del pignoramento, aumentata della metà. Entro dieci giorni la stessa banca deve comunicare al Giudice, con raccomandata o posta elettronica certificata, la somma già depositata e quelle successive, dovute al correntista.

Una parte dei soldi depositati sul conto corrente non è comunque pignorabile per legge. Così la banca non può vincolare una somma pari al triplo dell’assegno sociale mensile (458 euro X 3, cioè 1.374 euro). Se quanto depositato sul conto corrente, al netto della cifra impignorabile, è sufficiente a coprire il pignoramento, la banca non pone nessun altro vincolo, altrimenti, se la procedura non è conclusa, le somme depositate dopo la data del pignoramento, saranno vincolate. Dunque, seguendo tale ragionamento, se la disponibilità sul conto corrente è di 10.000 euro, il creditore potrà pignorarne 8.626.  Se il conto corrente è cointestato, ad esempio tra marito e moglie, e il pignoramento riguarda uno dei due coniugi, la metà della somma versata è comunque a disposizione dell’altro coniuge e non può essere vincolata, né dalla banca né dal Giudice. In più, per effetto della solidarietà attiva, il coniuge pignorato, può fare operazioni sulla metà a disposizione del coniuge non pignorato.

Le spese legali di pignoramento

Anche le spese legali e di pignoramento vengono messe in conto al debitore. Si tratta delle marche da bollo, le spese di notifica, gli atti giudiziari e l’onorario dell’avvocato che possono variare in base alle difficoltà di recupero delle somme dovute. Queste spese normalmente vengono anticipate dal creditore col rischio che non siano più recuperabili qualora il debitore non abbia fondi a sufficienza per sanare, sia il debito che le spese di pignoramento. Nella maggior parte dei casi, il debitore, infatti, tende a svuotare i conti correnti e a liberarsi dei beni aggredibili proprio per fare in modo che risulti nullatenente o lasciando anche solo poche somme di denaro sul conto corrente per le spese quotidiane, ma inferiori al debito così da far desistere i creditori. E un conto corrente all’estero, in questo senso, sarà certamente meno conveniente da pignorare rispetto a un conto corrente in Italia.

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