Piccoli imprenditori: uno su tre paga tangenti e non denuncia

Mafia Capitale fa scandalo ma in Italia un'imprenditore su tre, forse, sarebbe caduto nella rete di Carminati. Può fare scandalo la normalità?

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Mafia Capitale fa scandalo ma in Italia un'imprenditore su tre, forse, sarebbe caduto nella rete di Carminati. Può fare scandalo la normalità?

La corruzione dilaga a tutti i livelli: tra i piccoli imprenditori uno su tre (34%) ha ammesso di aver pagato tangenti e, fatto forse ancora più allarmante, di non aver sporto denuncia. L’indagine di Mafia Capitale sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora e in molti si sono detti scandalizzati e inconsapevoli: ma sembra che, a voler vedere bene, queste realtà di infiltrazioni mafiose siano in realtà ben visibili.

L’ombra ben visibile della mafia: un’impresa su due riceve pressioni

Delle circa mille piccole e medie imprese intervistate in tutta Italia, oltre la metà ha ammesso di aver ricevuto (ma di aver rifiutato) nel corso dell’ultimo anno richieste di denaro in cambio di appalti e commesse minori. Dati in crescita di anno in anno: nel 2013 le imprese che avevano ceduto alla richiesta di tangenti erano il 27%. Probabilmente questo aumento si spiega con il timido risveglio, dopo la crisi, di alcune attività imprenditoriali, soprattutto nel campo dell’edilizia.

La corruzione è una tassa da pagare in Italia?

Le grandi inchieste, da Mafia Capitale all’Expo, fanno clamore e suscitano indignazione ma moltissime imprese vivono ogni giorno la realtà della mafia passando da vittime a complici del sistema criminoso a causa della scarsa fiducia nella legalità (come conferma la scarsa percentuale di denunce per tangenti). L’impressione è quella di un sistema consolidato, accettato con rassegnazione dalla maggior parte dei piccoli imprenditori: il 75% delle imprese intervistate è convinto che le proprie possibilità di concludere affari siano influenzate dalla disponibilità a pagare le tangenti e, quindi, di scendere ai ricatti.

Non ci sono solo le classiche “bustarelle”: a volte i favoritismi si ottengono in cambio di posti di lavoro per figli e nipoti, agevolazioni, servizi gratuiti etc. Colpa, evidentemente, anche della burocrazia farraginosa che spinge i piccoli pesci a cercare scorciatoie non tanto per disonestà innata quanto per l’esigenza di oliare i meccanismi. Purtroppo, aldilà del sensazionalismo suscitato da alcuni casi mediatici, le prospettive future non sono affatto ottimistiche: il 43% delle pmi ha messo in conto di dover ricorrere a una tangente nel prossimo futuro. Insomma la corruzione è un piccolo prezzo

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