Permessi retributivi per chi soffre d’asma, ecco perché spettano

Permessi retribuiti per i lavoratori affetti da amsa e allergie, quando posso essere chiesti e come?

di Angelina Tortora, pubblicato il
Permessi retribuiti per i lavoratori affetti da amsa e allergie, quando posso essere chiesti e come?

Asma e lavoro” una problematica molto complessa: più volte ci si chiede se spettano permessi retributivi a chi è affetto da questa patologia. Inoltre, quando l’asma diventa professionale, quali sono le tutele per il lavoratore? Vediamo di chiarire quali sono i diritti di chi soffre d’asma e le tutele stabiliste dalla legge.

Asma professionale

Le patologie più diffuse sono la rinite e l’asma, che coprono addirittura il 30% delle malattie professionali riconosciute dalle tabelle Inail, e dermatite da contatto (Dac) che copre il 25% delle malattie professionali in tutti i Paesi europei.

L’asma può essere causato da agenti specifici presenti nell’ambiente di lavoro. Se prima il lavoratore non era affetto da asma, allora si può parlare di “asma professionale“. Questa è probabilmente la patologia polmonare professionale più frequente al mondo. Molti settori industriali sono potenzialmente pericolosi per il lavoratore (prodotti chimici, plastici, elettronici e farmaceutici sono alcuni esempi). Anche gli artigiani possono sviluppare asma professionale (in particolare panettieri, pasticcieri, falegnami, verniciatori).

Come si riconosce l’asma professionale?

Non è facile riconoscere gli agenti che scatenano l’asma, per capire da cosa è generata la vostra patologia, fate attenzione ai seguenti segnali:

  • L’asma peggiora durante la settimana lavorativa ma non necessariamente quando vi trovate sul posto di lavoro. Anzi, spesso i sintomi della malattia si verificano o peggiorano dopo il lavoro e a volte disturbano il sonno.
  • L’asma migliora quando non siete al lavoro (ci vogliono spesso molti giorni prima di notare un miglioramento).

E’ possibile curare l’asma professionale?

La cura più efficace è rappresentata dall’allontanamento definitivo dall’agente specifico, cambiando tipo di lavoro o mansione lavorativa. Qualora, per scelte individuali, o per mancanza di alternative, questo non sia possibile, occorre usare i farmaci raccomandati per il trattamento dell’asma non professionale.

L’asma professionale può essere indennizzato?

Qualora venga diagnosticato un asma professionale, se si lavora in un’industria, spetta al lavoratore informare della malattia il proprio datore di lavoro, che dovrà provvedere alla denuncia all’Istituto Assicuratore (INAIL);

nel settore agricolo e artigiano, invece il lavoratore è esente da ogni compito in quanto spetta al medico che ha formulato la diagnosi redigere direttamente all’Istituto Assicuratore il certificato-denuncia. La legislazione italiana attuale sancisce l’indennizzo dell’asma professionale causato da alcune sostanze elencate in tabelle specifiche (v.DPR n.336, 13 aprile 1994 “Regolamento recante le nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura”);

l’asma professionale causato da altri agenti non citati nelle tabelle suddette può essere indennizzato, ma con un processo non diretto e più difficoltoso che implica la dimostrazione da parte del lavoratore della causa professionale della sua malattia.

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Indennizzo Inail, quando è riconosciuto

L’Inail riconosce un indennizzo per l’asma professionale, solo quando il lavoratore può dimostrare che l’insorgere della malattia sia inerente al lavoro svolto, nello specifico il lavoratore, deve:

  • dimostrare di essere esposto al rischio specifico con riferimento alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro, alla durata e all’intensità dell’esposizione;
  • provare l’esistenza della malattia, con la presentazione di una certificazione sanitaria;
  • presentare un certificato medico in cui si attesti la presunta origine professionale della malattia;
  • essere avvallato dalla denuncia del datore di lavoro, se la malattia si è manifestata in costanza di rapporto di lavoro.

Il medico invierà il certificato all’Inail per via telematica e ne consegnerà copia al lavoratore, il quale, entro 15 giorni da quando si è manifestata la malattia, deve a sua volta consegnarlo al datore di lavoro. L’azienda, dal canto suo, ha l’obbligo di trasmettere la denuncia di malattia professionale all’Inail (sempre e solo per via telematica) entro 5 giorni.

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L’Inail controlla e riconosce le prestazioni

L’Inail una volta accerta la malattia professionale del lavoratore, a seconda della gravità, riconosce le seguenti prestazioni:

  • cure ambulatoriali;
  • indennità giornaliera per l’inabilità temporanea;
  • rendita per inabilità permanente: viene corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10% ed è rapportata al grado di inabilità;
  • indennizzo per danno biologico, che può essere corrisposto in capitale o in rendita in base al grado e al tipo di menomazione;
  • rendita ai superstiti;
  • assegno di incollocabilità;
  • speciale assegno continuativo mensile;
  • cure idrofangotermali e soggiorni climatici;
  • fornitura di protesi, ortesi e presidi;
  • assegno per assistenza personale continuativa;
  • rendita di passaggio (in caso di silicosi o asbestosi).

Se l’Inail stabilisce che la malattia del lavoratore sia stata causata dal datore di lavoro che non ha rispettato le norme sull’igiene e sicurezza, l’ente eroga la prestazione al lavoratore ma si rifà sull’azienda.

Se l’Inail non riconosce la malattia professionale è possibile fare ricorso entro un massimo di tre anni.

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Assenza per malattia e permesi retributivi

Chi non riesce a svolgere le proprie mansione per colpa della sua patologia ha diritto di assentarsi per malattia.

L’assenza per malattia deve essere giustificata da un certificato medico che il dottore di base dovrà inviare all’INPS per via telematica. Nel certificato sono indicati i giorni di riposo e le motivazioni della malattia.

L’assenza per malattia comporta il rispetto delle fasce di reperibilità per la visita fiscale.

Permessi retribuiti per visite mediche e terapie ambulatoriali

Per chi soffre di asma o patologie allergiche, e deve assentarsi dal lavoro per una visita medica o per terapie ambulatoriali in day hospital, l’assenza dal lavoro equivale all’assenza per malattia.

Il lavoratore deve farsi rilasciare dalla struttura dove ha fatto la visita o la terapia ambulatoriale un certifica su carta intestata da spedire all’INPS, entro due giorni.

Il certificato deve riportare tutti i dati anagrafici del lavoratore, la data di rilascio, l’inizio e il termine del ricovero, la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Permessi retributi per visita medica dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici che soffrono d’asma o di allergie, il permesso viene retribuito come permesso indennizzato. La legge prevede il diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, terapie, esami diagnostici e prestazioni specialistiche in genere, per i lavoratori statali, anche quando non siano assimilabili alla malattia.

Si tratta, di un’ulteriore tipologia di assenza retribuita, che non deve rientrare nei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi per le altre assenze dal lavoro.

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Argomenti: News diritto, Ferie retribuite