Permessi lavoro e diritti lavoratore depresso: la depressione è riconosciuta come malattia?

La depressione è una malattia: questo è vero anche dal punto di vista professionale. Quali permessi lavoro sono riconosciuti?

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malattia depressiva

Il lavoratore che soffre di depressione ha diritto a permessi lavoro e assenze per malattia? Da anni gli psicologi invitano a non sottovalutare gli effetti della depressione. Ma a livello professionale è riconosciuta come malattia?

Depressione e lavoro: quali permessi sono previsti e assenze per malattia

Si parla spesso, a volte anche a sproposito o con superficialità, di depressione.

Ma che cos’è veramente? Quella più comune tecnicamente viene indicata come «disturbo depressivo maggiore» (Mdd): in medicina si indaga ancora sulle cause ma sugli effetti il parere è unanime. Nei casi più gravi questo tipo di depressione può diventare invalidante.

La depressione reattiva invece è quella che si scatena come effetto di un evento scatenante (può essere un lutto non superato o una delusione d’amore etc). Anche in questi casi, se la situazione degenera e non viene trattata, si può arrivare a riduzione della capacità lavorativa o handicap.

La depressione può essere riconosciuta come una malattia che dà diritto a restare a casa previo certificato medico e preavviso del datore di lavoro. Come per le altre malattie, il lavoratore è tenuto a rispettare le fasce di reperibilità per eventuali visite fiscali Inps. Ovviamente sono ammesse eccezioni ad esempio in caso di ricovero ospedaliero. Nel caso dell’assenza da lavoro per depressione inoltre è ammesso in alcune circostanze anche il caso di non reperibilità specifico dovuto all’esigenza di non trascorrere troppo tempo in un luogo chiuso.

Si può licenziare il lavoratore che soffre di depressione?

Avere a che fare con un collega depresso non sempre è facile e non tutti sono in grado di gestire questa cosa con tatto e delicatezza richiesti dalla situazione. Ma il mobbing e il bossing assolutamente non aiutano. Anzi, i lavoratori depressi vanno aiutati e tutelati e infatti la Cassazione ha anche stabilito che è inefficace il licenziamento del dipendente con disturbi di ansia o vittima di attacchi di panico (anche nel caso di omessa comunicazione tempestiva della malattia). Ovviamente questa tutela non deve significare che il lavoratore deve subire lo stato di depressione senza fare nulla e forte del fatto che il suo posto di lavoro è al sicuro.

Cercare di guarire è un atto dovuto prima di tutto verso se stessi e inoltre è importante cercare di non incidere negativamente sulla produttività o sull’attività, specialmente se si lavora a contatto con il pubblico.

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