Permessi 104: può essere licenziato il lavoratore che non sta con il disabile?

Permessi 104: ci si può prendere cura del disabile anche a distanza senza stare fisicamente con lui? Chi fa spesa durante il permesso può essere licenziato?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Permessi 104: ci si può prendere cura del disabile anche a distanza senza stare fisicamente con lui? Chi fa spesa durante il permesso può essere licenziato?

Durante la fruizione dei permessi 104 si possono compiere faccende non a stretto contatto con il disabile? La questione lascia spazio a diverse interpretazioni tanto che neppure la giurisprudenza sul punto.
La regola base è che il permesso 104 serve a prendersi cura del disabile. E questo è un principio assodato: tutto verte sull’interpretazione che viene data al concetto di prendersi cura: vi rientrano anche azioni che non richiedono la sua presenza fisica ma che sono rivolte al suo interesse?

L’esempio tipico, anche perché accaduto nella pratica, è quello del lavoratore sorpreso a fare spesa durante la fruizione del permesso 104 e senza il disabile. Nel 2016 una sentenza aveva previsto il licenziamento legittimo dello stesso per giusta causa.

Su un caso simile la Cassazione è giunta a conclusione diametralmente opposta quest’anno con sentenza numero 23891/2018 legittimando il comportamento del lavoratore, che invece era stato licenziato, per aver fatto la spesa “nell’orario di fruizione del permesso” e “che poi aveva portato a casa della madre, convivente con la sorella”, entrambe disabili. La spesa non era stata l’unica occasione in cui, durante i permessi 104, il lavoratore era stato sorpreso senza l’assistito ma in tutte le occasioni, vuoi dal tabaccaio vuoi presso uno studio geometri, costui era stato in grado di presentare documentazione che attestasse le operazioni svolte in favore della madre e della sorella, entrambe disabili.

Abuso 104: licenziamento e carcere nei casi più gravi

Di pugno più duro sono stati invece in passato i giudici nei confronti di dipendenti che hanno abusato dei permessi 104 per svolgere faccende personali, del tutto svincolate dai bisogni dell’assistito. Alcuni casi, per le proporzioni dell’azione e la reiterazione, hanno fatto scuola. Una dirigente della Provincia autonoma di Trento è stata denunciata per truffa aggravata e peculato.ni
Da Nord a Sud i casi non mancano: non ci si limita alla spesa ma c’è chi si è concesso vacanze mentre era in permesso 104. Ad Agrigento le indagini sono state ribattezzate emblematicamente “la carica dei 104” e hanno portato alla luce una maxi truffa che ha coinvolto medici e insegnanti.

Leggi anche: Abuso permessi 104, sanzioni e chi può denunciare o inviare controlli

Possiamo concludere quindi chiarendo che la decisione non è affidata al caso ma quello che viene valutato, aldilà della presenza effettiva del disabile con chi usufruisce dei permessi 104, è che il lavoratore stia svolgendo delle attività a favore dell’assistito. Come stabilito dalla Corte “è indubbio che la condotta di chi sfrutta anche una sola ora dei “permessi della 104” non per assistere il parente ha, in sé, un disvalore sociale da condannare. In questo modo, infatti, si scarica il costo del proprio ozio sulla collettività. Anche volendo ritenere che le residue ore del permesso vengono utilizzate per assistere il parente, resta il fatto che una parte del permesso è stata utilizzata per scopi diversi rispetto a quelli per cui è stato riconosciuto”.
In questi casi quindi è legittimo il licenziamento. Se si fa spesa per il disabile o si svolgono a suo favore altre faccende che non potrebbe compiere da solo ci si sta comunque prendendo cura dell’assistito senso latu.

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Argomenti: Normativa del lavoro, Legge 104