Permessi 104: l’assistenza notturna dà diritto al riposo di giorno e all’assenza da lavoro

Permessi 104: non può essere licenziato chi fornisce assistenza solo di notte e di giorno non va a lavorare.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Permessi 104: non può essere licenziato chi fornisce assistenza solo di notte e di giorno non va a lavorare.

Abbiamo già visto che richiedere i permessi 104 non implica l’esigenza di stare vicino alla persona da assistere 24 h su 24. Su questo aspetto è tornata nuovamente la Cassazione chiarendo che non è licenziabile il dipendente che chiede i permessi 104 e quindi non si reca al lavoro di giorno ma in realtà ha esigenza di assistere il parente disabile solo nelle ore notturne. I giudici della Suprema Corte hanno infatti ribadito che il permesso Legge 104 non prevede orari per l’assistenza e, in merito al caso specifico, spiegano anche che il dovere di assistenza non pregiudica il diritto ad uno spazio temporale adeguato per le esigenze personali di vita e di riposo.

Non può essere licenziato chi chiede i permessi 104 ma assiste il disabile solo di notte

La sentenza in analisi, la numero 29062 del 2017, ha accolto partendo da questa premessa il ricorso di un metalmeccanico licenziato per essere stato sorpreso più volte in giro mentre era assente da lavoro con congedo straordinario retribuito per assistere la madre.

L’uomo ha spiegato che di notte assisteva la mamma e di giorno tornava nella sua abitazione. Spiegazione ritenuta sufficiente e plausibile per giustificare la richiesta di congedo retribuito. Sulla base di questo assunto dunque gli ermellini hanno ordinato la reintegrazione dell’uomo ribadendo per l’ennesima volta che “l’assistenza che legittima il beneficio del congedo straordinario possa intendersi esclusiva al punto di impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita, quali la cura dei propri interessi personali e familiari, oltre alle ordinarie necessità di riposo e di recupero delle energie psico-fisiche, sempre che risultino complessivamente salvaguardati i connotati essenziali di un intervento assistenziale che deve avere carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile”.

Insomma, in conclusione, non importa che l’uomo sia stato visto da solo o intento a svolgere mansioni personali perché chiedere i permessi 104 non implica l’obbligo di assistenza 24 ore su 24 e ben può conciliarsi con l’esigenza di assistere il disabile di notte e non essere quindi poi nelle condizioni psico-fisiche di lavorare di giorno.

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Argomenti: Ricorsi e Contenziosi, Legge 104