Perché la riforma del catasto sarebbe una mazzata in tasse per chi ha queste case

Perché la riforma del catasto sarebbe una mazzata in tasse? Quali immobili colpirebbe? Scopriamolo in questa guida di Investire Oggi.

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Perché la riforma del catasto sarebbe una mazzata in tasse? Quali immobili colpirebbe? Scopriamolo in questa guida di Investire Oggi.

L’Esecutivo Draghi punta a far emergere nei registri pubblici terreni e immobili non registrati o non registrati correttamente. Il centrodestra è preoccupato che la riforma del catasto possa andare a colpire i risparmi degli italiani con un notevole aumento delle tasse.

Il nodo cruciale è l’articolo 6 della legge delega per la riforma fiscale: la norma prevede la

“modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati, e un’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026″.

La normativa prevede che per ciascun immobile venga determinata non solo la rendita catastale ma anche il valore patrimoniale.

Perché la riforma del catasto sarebbe una mazzata in tasse? Quali immobili colpirebbe? Scopriamolo in questa guida di Investire Oggi.

Riforma Catasto: cosa prevede?

La riforma del Catasto prevede, in una prima fase, la modernizzazione e la revisione degli strumenti di individuazione e di monitoraggio dei fabbricati e dei terreni.

Questa prima fase consiste in un’operazione di trasparenza: verranno messi a disposizione del Fisco degli strumenti volti a rilevare i terreni edificabili accatastati come agricoli, immobili “fantasma” o con destinazione d’uso diversa e immobili abusivi.

Il Presidente Draghi sottolinea a tale proposito:

“L’introduzione dell’ICI, l’introduzione dell’IMU, l’abolizione dell’ICI, l’introduzione della TASI, l’abolizione della TASI, sono state fatte sempre su valori inesistenti, su valori che non hanno senso, su valori di 33 anni fa. Allora questa procedura di applicare un coefficiente fisso su valori che non hanno senso per produrre numeri che non hanno senso deve finire, vogliamo trasparenza.

La seconda fase della Riforma del Catasto verrà avviata a partire dal primo gennaio 2026 e prevede l’adozione di una serie di meccanismi volti all’adeguamento automatico dei valori patrimoniali e delle rendite dei fabbricati, in base alle fluttuazioni del mercato.

Riforma del Catasto: chi pagherà di più?

L’adeguamento delle rendite della riforma del catasto fa tremare tutti i cittadini proprietari di immobili, ma anche chi prende un immobile in affitto. Si rischia di pagare più tasse sugli immobili.

La riforma prevede che si attribuisca ad ogni immobile un valore di vendita e uno di locazione. Non ci sarà più il valore catastale come unità di misura, ma si terrà in considerazione il valore di riferimento a metro quadro.

Chi è proprietario di un immobile che ha un valore di mercato e catastale simile paga proporzionalmente di più rispetto a chi è proprietario di un immobile che ha un costo elevato sul mercato.

 

 

 

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