Pensioni, verso quota 41 per i lavoratori fragili dal 2021

Lavoratori fragili in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. La ministra del Lavoro Catalfo disponibile ad attuare la riforma dal 2021.

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Lavoratori fragili in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. La ministra del Lavoro Catalfo disponibile ad attuare la riforma dal 2021.

Basteranno 41 anni di contributi per andare in pensione per i lavoratori fragili. Così la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo dopo il recente incontro con i sindacati a Roma per illustrare le linee guida della riforma pensioni.

Posto che Ape Sociale e Opzione Donna saranno prorogate di un altro anno e che quota 100 merita una trattazione più ampia e non urgente, in finanziaria sarà affrontato il tema dei lavoratori fragili. Si pensa appunto a quota 41, cioè 41 anni di contributi indipendentemente dall’età per andare in pensione. Sfruttando il meccanismo già in funzione per il lavoratori precoci.

Lavoratori fragili in pensione con 41 anni di contributi

Una possibilità che dovrebbe essere estesa anche ad altre categorie di lavoratori, considerati fragili. Cioè cardiopatici, malati oncologici e immunodepressi. A livello politico si può fare, ma bisogna ancora individuare la possibile platea dei beneficiari. E fare i conti di quanto potrebbe costare allo Stato il pensionamento anticipato. La disponibilità da parte di Catalfo c’è e i sindacati sono pronti a dare una mano per stilare la possibile lista dei beneficiari. Quota 41 che potrebbe vedere anche un’estensione del sistema previsto per Ape Sociale. Cioè, il riconoscimento di un assegno provvisorio in attesa della pensione vera e propria alla maturazione dei requisiti di vecchiaia.

Pensioni restano aperti alcuni temi

Nonostante i buoni auspici e l’apertura del governo verso quota 41 per i lavoratori fragili restano ancora alcuni temi da approfondire. Secondo Domenico Proietti, segretario confederale della Uil

per l’Ape sociale, è necessario varare misure che rivedano i codici Istat, i quali precludono l’accesso a molti lavoratori che, per tipologia di mansione ne avrebbero diritto, e che riducano il requisito contributivo richiesto per settori particolari come gli edili, gli agricoli ed i marittimi. Occorre poi mettere la parola fine alla vicenda degli esodati rispondendo alle attese dei lavoratori interessati.

Poi è necessario un intervento sulle pensioni in essere fortemente penalizzate in questi anni, attraverso l’estensione della 14 esima per gli importi fino a 1.500 euro”.

Più flessibilità in uscita

Per il resto, il governo punterebbe su una ricalibrazione soft delle flessibilità pensionistiche per tamponare il ritorno alla normalità del mercato del lavoro, con la chiusura del blocco dei licenziamenti e la fine della cassa integrazione con causale Covid-19.

Si parte dalla nuova isopensione, confermata su una duration di sette anni anche dall’anno prossimo (invece dei quattro previsti). Con la possibilità di utilizzarla con accordi sindacali che prevedano il ricorso alla Naspi nel primo biennio di uscita anticipata, in modo da alleviare l’onere dello “scivolo” per le imprese minori.

Altra leva per ammortizzare le situazione di crisi verrebbe attivata con l’estensione dei contratti di espansione alle aziende fino ai 500 addetti. Con anticipi coperti da contribuzione figurativa piena e, anche in questo caso, due anni di Naspi. Queste due misure sarebbero intrecciate con l’ipotesi di allungare fino a 36 mesi la Naspi per i soli casi di prepensionamento.

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La staffetta generazionale chiude il cerchio di queste nuove flessibilità in uscita. Negli ultimi tre anni i lavoratori senior potrebbero optare per un part-time cumulato con una prima pensione parziale e la contribuzione piena se l’azienda si impegna ad assumere giovani contando sulla decontribuzione piena nel medesimo triennio.

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