Pensioni: un fondo integrativo Inps per donne e precari?

Il presidente dell’Inps Tridico lancia l’idea di un fondo pubblico integrativo per precari e donne. Ma per i sindacati non si può fare.

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Il presidente dell’Inps Tridico lancia l’idea di un fondo pubblico integrativo per precari e donne. Ma per i sindacati non si può fare.

I conti dell’Inps sono in precario equilibrio. Benchè il presidente dell’istituto di previdenza abbia detto il contrario durante un’audizione in Parlamento (non poteva dire il contrario), è evidente da anni che la gestione dei fondi Inps è deficitaria. Si salvano solo le gestioni separate.

Per questo Pasquale Tridico, che è molto ascoltato negli ambienti finanziari, punta a suggerire soluzioni che in sordina possano puntellare i conti dell’Inps, anche perché la spesa pensionistica è in crescita, come evidenziato anche dall’Istat: 293 miliardi di euro nel 2018 (+2,2% su variazione annuale).

Pensioni con uscita flessibile al posto di quota 100

Così, Tridico in materia di riforma delle pensioni suggerisce, da una parte di limitare l’accesso alle pensioni anticipate superando quota 100 (anche se dice che il sistema è sostenibile) e dall’altra lancia l’idea di creare un fondo integrativo per giovani precari e donne gestito dall’Inps. Sul primo punto, dopo quota 100 servirà un sistema pensionistico basato sull’uscita anticipata flessibile a seconda della gravosità dei lavori “superando le età di pensionamento uguali per tutti“. Tridico pensa a un sistema di coefficienti che tengano conto appunto della gravosità del lavoro. Un modo per prevedere un’età di uscita dal lavoro per ogni categoria, in maniera flessibile. Così un  minatore, ad esempio, avrà un indice di gravosità più alto e quindi potrà uscire prima. In merito a quota 100, Tridico aggiunge che “è stata una misura sperimentale. Abolirla, dopo solo un anno, sarebbe stato inopportuno, con la frustrazione di legittime aspettative. Allo scadere naturale si può pensare a una revisione complessiva del sistema che abbia l’ambizione di essere strutturale, fermo restando che quota 100 in sé costituisce già uno scivolo temporaneo per ammorbidire lo scalone per molti che non sono coinvolti dalle altre forme di anticipazione, dopo la riforma del 2011“.

Il fondo integrativo Inps per donne e precari

Sul secondo punto, quello che riguarda la costituzione di un fondo integrativo presso l’Inps, l’idea di Tridico sarebbe quella di costituire un fondo che possa consentire alle donne e ai giovani precari di avere un domani una pensione integrativa attraverso una defiscalizzazione più importante rispetto a quella dei fondi complementari. Il tutto gestito appunto direttamente dall’Inps, il che consentirebbe – spiega – di abbattere i costi di amministrazione perché “spesso a erodere i rendimenti sono i costi dalle gestioni dei privati”. Oggi come oggi la previdenza complementare raccoglie 167 miliardi di euro di cui il 75% viene investito all’estero, “e molto spesso questi soldi si incontrano con i nostri giovani disoccupati che vanno a lavorare nelle Borse di Londra o Parigi”, denuncia il presidente dell’Istituto.

La proposta, in realtà, non è nuova, perché era già stata proposta la scorsa estate. “Credo che il ministero del Lavoro stia pensando a una legge delega e a un confronto con i sindacati”, ha aggiunto il presidente dell’Inps. Il premier Giuseppe Conte, dal canto suo, aveva già voluto precisare nei giorni scorsi che “faremo un’ampia riforma di Inps e pensioni“. Ma se nell’idea originaria questo strumento avrebbe dovuto servire ad evitare che i fondi previdenziali investano in finanza, dirottandoli dunque a sostenere le aziende italiane, ora Tridico propone di utilizzarlo per aumentare le pensioni future, rilanciando le integrazioni al minimo che erano state abolite con la riforma Fornero.

Il no dei sindacati a fondi integrativi Inps

La proposta di Tridico è però subito stata bocciata dai sindacati che non vedono di buon occhio la destinazione di fondi integrative nelle casse dell’Inps. “È un grosso abbaglio” – ha tuonato il segretario della Cgil Roberto Ghiselli – “perché chi ha un lavoro povero o precario non è nelle condizioni di versare contributi sufficienti per costruirsi una pensione pubblica: figuriamoci se avrà mai le disponibilità finanziarie per fare versamenti aggiuntivi per un fondo integrativo”.

Ma il punto fondamentale è l’idea che venga a crearsi un fondo pubblico che faccia concorrenza ai fondi negoziali esistenti che sono privati e dentro i quali ci sono anche i sindacati a gestirli.

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