Pensioni, Tridico: problema non è dell’Inps, ma dello Stato

Per il presidente dell’Inps Pasquale Tridico le pensioni non sarebbero in pericolo. Ma la sua voce è isolata dal coro e il governo lavora ai tagli.

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Per il presidente dell’Inps Pasquale Tridico le pensioni non sarebbero in pericolo. Ma la sua voce è isolata dal coro e il governo lavora ai tagli.

Sulle pensioni non si placano le polemiche sulla sostenibilità del sistema. Tutti, a cominciare da Bankitalia e dalla Corte dei Conti per finire all’Ocse e al Fmi dicono che il sistema pensionistico italiano non è sostenibile nel lungo periodo.

L’unico a non essere d’accordo è il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. L’uomo che in piena emergenza sanitaria si è raddoppiato lo stipendio pensando che nessuno se ne accorgesse. Del resto, inutile chiedere all’oste se il vino è buono. Ieri, ai microfoni di Sky Tg 24, interpellato sul debito dell’Inps, ha ribadito che il problema non è suo ma dello Stato. Testualmente:

Il debito dell’Istituto è parte del debito del Paese. Non c’è da allarmarsi perché lo Stato si indebita in modo sostenibile: in un quadro europeo coordinato e controllato si finanzia in modo agevole“.

Secondo Tridico, al momento i conti dell’Inps sono buoni e il sistema dei pagamenti è in equilibrio. I due miliardi di passivo causati dalla pandemia, da sommare al rosso da 26 miliardi già certificato nell’assestamento di bilancio, non mettono a rischio le pensioni degli italiani. Nel 2019, “per la prima volta dopo 10 anni – ha sottolineato Tridico – si è registrato un avanzo” nei conti.

Pensioni, il governo prepara i tagli

Ma allora, se è tutto a posto, perché il governo sta lavorano per una grossa riforma delle pensioni nel 2021? Perché scaricare la patata bollente sul bilancio dello Stato quando l’Inps è Istituto dello Stato? Dire che lo Stato si indebita in modo sostenibile è quanto di più falso si possa dire.

Il debito pubblico italiano (oltre 2.500 miliardi di euro) non sarà per nulla sostenibile se l’economia non tornerà a livelli pre-covid in fretta.

Difficile che ciò succeda, visto che a mala pena nel 2019 si stava recuperano i danni della crisi del 2008-2009.

Inoltre, se i conti di previsione dell’Inps fossero davvero rassicuranti, perché si sta cercando a tutti i costi di eliminare quota 100?

Riforma pensioni e debito pubblico

La sostenibilità di quota 100 senza una revisione del sistema di calcolo della pensione sarà impossibile. Anche la Corte dei Conti ha recentemente suonato l’allarme sulla tenuta del sistema pensionistico tricolore suggerendo al governo di porre un freno agli esorbitanti costi delle pensioni. E’ recente la notizia che le entrate contributive nei primi nove mesi del 2020 sono scese di 11,8 miliardi di euro (-6,8%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il disallineamento fra entrate contributive e uscite pensionistiche – dicono i giudici contabili – è dovuto, non tanto a quota 100, quanto al sistema di calcolo retributivo delle pensioni. Un sistema che pesa ancora parecchio nel regime misto e che è aggravato dai pensionamenti anticipati, rispetto ai requisiti previsti dalla riforma Fornero per il pensionamento di vecchiaia.

Quota 100 verso l’addio

Il suggerimento più o meno velato della Corte al governo è quello di riformare quota 100 introducendo un sistema di penalizzazione della pensione per chi sceglie il ritiro anticipato dal lavoro. Il modello di calcolo è quello già previsto per opzione donna, ma che dovrebbe essere esteso a tutti.

Che poi sarà con quota 100 piuttosto che con quota 101 o 102, cambia poco. Il messaggio è chiaro per la prossima riforma pensioni: chi vuole lasciare il lavoro prima può farlo ma dovrà accettare una penalizzazione.

Del 2-3% sull’assegno previsto coi requisiti di vecchiaia – dicono le stime degli esperti – ma potrebbe essere anche maggiore o inferiore.

Tutto dipenderà dai numeri che il governo dovrà far quadrare al cospetto di Bruxelles per rendere sostenibile il debito astronomico del nostro Paese nei prossimi anni. La spesa previdenziale, come noto, pesa in maniera preponderante sui conti dello Stato.

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