Pensioni: speranze di vita migliori allontanano l’uscita

Dal 2023 si andrà in pensione a 67 anni e 3 mesi, ma gli aumenti non finiscono qui. Come si allontana l'età della pensione se si vive più a lungo.

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Dal 2023 si andrà in pensione a 67 anni e 3 mesi, ma gli aumenti non finiscono qui. Come si allontana l'età della pensione se si vive più a lungo.

Mentre il governo si discute animosamente della riforma pensioni, l’età pensionabile va verso l’aumento. Lo prevede la riforma Fornero che ha agganciato l’età per il pensionamento di vecchiaia alla speranza di vita.

Come noto, dal 2013 l’età per andare in pensione con il limite anagrafico per le pensioni è diventato variabile e non più fisso. Il requisito anagrafico è infatti stato legato alle aspettative sulla speranza di vita che vengono certificate dall’Istat. In pratica, se si vive mediamente più a lungo, anche la pensione si sposterà in là nel tempo. Negli ultimi sette anni l’età pensionabile è passata da 66 a 67 anni proprio in virtù di un allungamento medio della vita della popolazione italiana.

L’adeguamento, da quest’anno, viene fatto ogni due anni e per il prossimo biennio – secondo le risultanze Istat – non ci sono state variazioni. Nel 2021 e 2022 si andrà in pensione ancora al raggiungimento dei 67 anni di età. Dal 1° gennaio 2021, infatti, i requisiti di accesso al pensionamento, adeguati agli incrementi della speranza di vita, non sono ulteriormente incrementati. Ma cosa succederà dopo? I lavoratori si attendono ora un adeguamento a partire dal 2023.

Pensioni e speranza di vita

Le aspettative di vita, secondo studi demografici, sono in tendenziale aumento e così dal 1 gennaio 2023 è molto probabile che l’età per accedere alla pensione di vecchiaia salirà di 3 mesi. Si passerà quindi da 67 anni a 67 anni e 3 mesi. Ma non è finita lì, perché se il trend sulle speranze di vita rimane stabile, ogni due anni ci sarà un incremento, come previsto dalla legge. Quindi dal 2025 si passerà a 67 anni e 6 mesi, dal 2027 a 67 anni a 8 mesi, per arrivare gradualmente a 69 anni nel 2043.

Per i lavoratori gravosi e usuranti è prevista una riduzione di 5 mesi rispetto agli altri lavoratori.

Sono legati alla longevità anche i requisiti per la pensione anticipata: pure in questo caso i 42 anni e un mese (più un altro mese già previsto dalla riforma) nel triennio 2016-2018 hanno raggiunto i 42 anni e 7 mesi (41 anni e 7 mesi per le donne). E nel periodo 2019-2026, come stabilito con la Legge di Bilancio 2018,sono  si attestati a 42 anni e 10 mesi (41 e 10 le donne).

Come si calcola l’età della pensione

Il sistema di adeguamento automatico delle pensioni è basato sull’indicatore statistico (la speranza di vita, appunto) elaborato periodicamente dall’Istat con cadenza biennale. La riforma Fornero aveva previsto un adeguamento ogni tre anni, ma poi le regole sono leggermente cambiate con la legge di bilancio 2018. L’adeguamento a partire dal 2020 avviene con cadenza biennale. Non solo. Gli adeguamenti all’età pensionabile non potranno prevedere incrementi dell’aspettativa di vita superiori ai 3 mesi. Nel caso l’aspettativa registrasse incrementi superiori ai 3 mesi, la differenza sarà recuperata nel biennio immediatamente successivo.

E se le aspettative di vita peggiorano? Qui viene il bello, perché la legge non prevede un adeguamento del’età pensionabile a ritroso. In caso di decrementi nell’aspettativa di vita non si procederà ad alcun adeguamento, ma gli stessi verranno portati in diminuzione dagli eventuali incrementi che si dovessero registrare nei bienni successivi. E’ questo il caso più recente. L’adeguamento per il biennio 2020-2021 non è avvenuto proprio perché sono stare recepite le variazioni negative della speranza di vita del 2016.

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