Pensioni: sindacati in pressing per evitare ritorno alla Fornero

Sindacati premono per avviare la riforma delle pensioni ed evitare il ritorno alla Fornero. Bocciata la proposta di Tridico.

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Sindacati premono per avviare la riforma delle pensioni ed evitare il ritorno alla Fornero. Bocciata la proposta di Tridico.

La riforma delle pensioni Fornero è stato un errore. Una riforma imposta dalla Ue, fatta dal governo Monti e approvata dalla maggioranza delle forze politiche in Parlamento nel 2011.

Lo ricordano i sindacati che prendono posizione in vista della prossima riforma delle pensioni che scaturirà dalla fine di quota 100. Lo scalone di 5 anni che si verrebbe a creare con il ritorno alle regole della Fornero è assolutamente da evitare. E’ una questione di dignità sociale, perché “la pensione non è un lusso”.

Riforma pensioni, bisogna fare presto

Sindacati, dunque, in pressing sulle pensioni. E’ necessario riaprire subito il cantiere della riforma prima della fine di quota 100 a fine anno. Bisogna definire nuovi criteri di flessibilità in uscita dal lavoro a 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età evitando il ritorno alle regole della Fornero.

Tema su cui Cgil, Cisl e Uil insistono per l’avvio di un confronto con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, e lanciano l’iniziativa “Cambiare le pensioni adesso”. La riforma Fornero compie 10 anni e ha causato molti danni (si pensi anche solo agli esodati arrivati alla nona salvaguardia).

Il sistema duale proposto da Tridico

Critica la CGIL anche sulla proposta avanzata dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. L’uscita dal lavoro a 62 anni (forse 63) con assegno inizialmente coperto solo dalla parte contributiva non piace molto.  I pensionati dovrebbero infatti attendere il compimento dei 67 anni per ottenere anche la restante parte retributiva e si andrebbe incontro a una forte penalizzazione.

Benché non esista una stima precisa di quanto possa essere penalizzante la pensione così calcolata, per i sindacati non è una cosa giusta. Il diritto alla pensione è sacrosanto e non può essere calpestato in questo modo.

Noi – dicono i sindacati – siamo perché si possa andare in pensione a 62 anni senza decurtazione alcuna mentre con la proposta di Tridico il taglio sarebbe molto pesante

Il sistema flessibile

Anche la flessibilità in uscita è necessaria. A maggior ragione in vista delle ristrutturazioni aziendali dei prossimi mesi. Rivedere la classificazione dei lavori usuranti e gravosi allargando la platea dei beneficiari è estremamente necessario.

A tal fine Ape potrebbe essere allargata a una categoria più ampia di lavoratori usuranti e gravosi. Includendo anche coloro che sono rimasti disoccupati e che per via dell’età anagrafica non hanno più possibilità di ricollocarsi sul lavoro.

Ape sociale dovrebbe quindi essere allargata anche ai lavoratori fragili, cioè quella categoria di lavoratori portatori di handicap o patologie tali da rendere difficile la prosecuzione del rapporto di lavoro fino a 67 anni.

Per tutti, quindi, una uscita anticipata a 62 o 63 anni, indipendentemente dai contributi versati, ma con un minimo di 20 anni di lavoro effettivo. Un abbinamento ideale con quota 41.

Cgil, Cisl e Uil si augurano una rapida convocazione da parte del ministro Orlando per affrontare il tema di come evitare il ritorno alla Fornero. La partita politica è comunque delicatissima: trovare una posizione comune nel governo è assai complesso.

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