Adeguamento pensioni 2015, sentenza shock: rimborso per 6 milioni di pensionati

Una sentenza della Corte Costituzionale contro il mancato adeguamento delle pensioni 2015 all’inflazione. Arrivano rimborsi per 10 miliardi di euro: a chi spettano

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Una sentenza della Corte Costituzionale contro il mancato adeguamento delle pensioni 2015 all’inflazione. Arrivano rimborsi per 10 miliardi di euro: a chi spettano

Almeno 10 miliardi: questa la stima approssimativa dei rimborsi dovuti dal governo per il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione confermato dalla sentenza della Corte Costituzionale destinata a passare alla storia del sistema previdenziale. Secondo il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, i pensionati possono contare sui soldi spettanti perché questa volta sarà difficile per il governo trovare un escamotage per bypassare la decisione della Consulta. La notizia ha fatto scalpore sebbene giunta a ridosso del ponte del primo maggio: non c’è inaugurazione di Expo o concertone che tenga di fronte alla possibilità di vedersi rimborsati finalmente gli ammanchi per il mancato adeguamento  delle pensioni 2015 all’inflazione. A trarne beneficio potrebbero essere circa 6 milioni di pensionati.  

Adeguamento pensioni: mancato adeguamento incostituzionale

Giovedì scorso è stata depositata la sentenza n. 70 che espressamente dichiara l’incostituzionalità del blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo, stabilito col decreto salva Italia del governo Monti alla fine del 2011, per i due anni successivi. La norma aveva colpito tutte le pensioni superiori a 1.406 euro lordi (1.201,7 netti) erogate nel 2012 e nel 2013. Per un biennio è stato negato l’adeguamento all’inflazione. Ma ora la Corte boccia la norma

Rimborsi pensioni: quanto spetta ai beneficiari

Come si arriva ai circa 10 miliardi di euro da rimborsare? L’Avvocatura dello Stato aveva quantificato in 4,8 miliardi di euro il valore del blocco per il mancato adeguamento delle pensioni 2015. Ma a questa somma bisogna aggiungere le conseguenze trascinatesi negli anni successivi visto che l’adeguamento all’inflazione resta incorporato nella pensione. Ci sono quindi gli interessi. Il governo inoltre dovrà fare i conti con una inevitabile maggiore spesa per gli anni prossimi, conseguente al ricalcolo delle pensioni stesse e ai futuri adeguamenti che saranno quindi fatti su un importo pensionistico maggiore. Probabilmente è a questi rimborsi che sarà destinato il famoso «tesoretto» da 1,6 miliardi del Def che servirà a coprire solo una minima parte dell’importo.

Adeguamento pensioni: le vie di fuga del governo per evitare i rimborsi

Sulla carta quindi la cifra ammonta a circa 10 miliardi di euro (con rimborso medio di 1800 euro). Il governo però verosimilmente dovrà trovare delle vie alternative per ridurre il potenzialmente drastico impatto sui conti pubblici dell’esecuzione integrale e immediata della sentenza. Quali potrebbero essere questi escamotage? Potrebbe, ad esempio, disporre in primis il ricalcolo delle pensioni con gli adeguamenti bloccati nel 2012 e 2013 rinviando gli arretrati tramite un rimborso a rate. Oppure potrebbe limitare la platea dei beneficiari a chi riceve pensioni modeste, lasciando il blocco per le pensioni d’oro. Del resto la motivazione della sentenza si focalizza proprio sull’applicazione del blocco a pensioni di media entità. Chiaramente questa seconda via aprirebbe la strada ad un nuovo contenzioso con i pensionai esclusi ma servirebbe, nella peggiore delle ipotesi, a prendere tempo. In ogni caso è facile prevedere che la decisione a cui giungeranno ministero dell’Economia, del Lavoro e Inps avrà dei risvolti politici, visto e considerato che il 31 maggio si vota per le elezioni regionali.

Blocco adeguamento pensioni: Monti si difende

Intanto la notizia della sentenza sull’incostituzionalità del blocco pensioni inizia a circolare e arrivano le prime reazioni. In difesa della misura è intervenuto l’allora Presidente del Consglio, Mario Monti, che ha commentato: “Rispetto la sentenza della Corte, come sempre, ma sono perplesso; se non avessimo preso le misure necessarie, sarebbe intervenuto il default oppure sarebbe arrivata la Troika. Così quindi Monti difende la misura firmata da Elsa Fornero: “Il nostro primo dovere allora era evitare il default. In quel caso, come oggi in Grecia, sarebbero state a rischio le pensioni, non solo il loro aumento per recuperare l’inflazione. Immagino che la questione sia stata dibattuta anche all’interno della Corte: secondo resoconti giornalistici la sentenza sarebbe stata adottata con sei voti a favore e sei contrari e il sì determinante del presidente. Dal punto di vista finanziario la situazione dell’Italia di allora puntava pericolosamente in direzione della Grecia”.

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Argomenti: Welfare e previdenza

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