Pensioni scuola chi può lascia senza indugio

Domande di pensione in aumento rispetto al 2019 nel comparto scuola. Boom di richieste per quota 100 fra incertezze e cattedre vuote.

di , pubblicato il
Domande di pensione in aumento rispetto al 2019 nel comparto scuola. Boom di richieste per quota 100 fra incertezze e cattedre vuote.

Aumentano le domande di pensione per il 2021 del personale della scuola. Sono 35.068 le domande di collocamento in pensione pervenute alla scadenza per la presentazione, fissata al 7 dicembre scorso.

Il numero prende in considerazione nel complesso personale docente, educativo e Ata. Lo fa sapere la Cisl Scuola, che ha pubblicato anche un prospetto suddiviso per le varie regioni. La Lombardia è al top con 4.754 richieste, seguita dalla Campania (2.950) e dalla Sicilia (2.669). In coda Basilicata (325) e Molise (119).

In aumento le domande di pensione nella Scuola

Si tratta dunque, sempre secondo quanto riporta la Cisl Scuola, di quasi 1.200 domande in più rispetto allo scorso anno. Il dato non comprende il personale che cesserà dal servizio per raggiunti limiti di età, che non era tenuto a presentare alcuna istanza. Si dovrebbe trattare di circa 2.000 tra docenti e Ata. Andando più nel dettaglio, hanno presentato istanza:

  • 592 docenti (lo scorso anno erano 26.327)
  • 887 Ata (7.088 l’anno precedente)
  • 85 personale educativo(l’anno scorso 78),
  • 504 insegnanti di religione (l’anno scorso 393).

Boom di richieste per quota 100

In aumento anche il numero delle domande nella scuola presentate avvalendosi dei requisiti di quota 100. Se lo scorso anno erano state il 49,23% del totale, quest’anno superano la metà (55,7%). Come mai questo incremento? Il motivo – spiegano i sindacati – è dovuto principalmente al fatto che il 2021 sarà l’ultimo anno per poter andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi.

Quota 100 è infatti in via di esaurimento e nel 2022 non esisterà più. Al suo posto arriverà qualche altra forma di pensionamento anticipato che però non sarà di certo migliorativa di quella attuale. Ragion per cui il personale scolastico ha deciso di non aspettare cogliendo l’opportunità finché ancora possibile.

Caos concorsi e cattedre vuote nella scuola

A mettere in fuga gli insegnati dalla scuola è anche il quadro di incertezza che si prospetta dal 2021 in poi. Cattedre scoperte, posti vacanti e concorsi ancora da definire lasciano intravvedere un quadro inquietante. Colpa anche del Covid, ma il problema pare lungi dall’essere risolto – commentano i sindacati – che puntano il dito contro il Ministero.

Il problema è più sentito al Nord dove si concentra oltre il 60% dei vuoti d’organico. Su circa 85 mila autorizzazioni ad assumere professori – scrive Il Sole 24 Ore – ne sono andate deserte oltre 66 mila. Solo in Lombardia le cattedre non assegnate sono state 16 mila e altri 7.500 vuoti hanno colpito sia il Piemonte sia il Veneto. Il risultato è stato un boom di supplenti che, complice l’organico straordinario legato alla pandemia, ha superato le 200 mila unità.

Sul punto anche lo scarso risultato dei concorsi di massa avviati dal Ministero dell’Istruzione per sopperire alla carenza di organico e ai pensionamenti del 2021. Sono attese 78 mila assunzioni ripartite in due concorsi, uno ordinario e l’altro straordinario per porre fine al precariato della scuola. Ma le cose non sembra procedano per il verso giusto. A causa della seconda ondata di Covid, il concorso ordinario (46 mila posti) non è partito. Mentre quello straordinario (32 mila posti) non si è ancora concluso. Inutile dire che ci saranno ancora molti disagi che si spera vengano superati al più presto. Nel frattempo, però, gli insegnanti che possono lasciare in anticipo la cattedra non ci pensano due volte.

Argomenti: ,