Pensioni: quota 41 piace ai sindacati, ma non al governo

Quota 41 potrebbe essere la soluzione ideale per dopo quota 100. Per il governo, però, non ci sono i presupposti.

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La riforma pensioni per il dopo quota 100 fa rotta verso quota 41. Una soluzione ottimale per i sindacati, anche se non è il massimo. Del resto non ci sono molte alternative e bisogna fare i conti con il bilancio dello Stato.

Quota 41 darebbe a tutti la possibilità di lasciare il lavoro dopo 41 anni di lavoro indipendentemente dall’età. Questo significa che coloro che hanno iniziato a versare contributi a 20 anni possono iniziare a percepire la pensione a 61.

Quota 41 e la Fornero

In sostanza quota 41 anticiperebbe di un anno e 10 mesi l’uscita dalle donne dal lavoro secondo le attuali regole Fornero. Di due anni e 10 mesi, invece, per gli uomini, indipendentemente dall’età anagrafica.

Quindi rispetto alla Fornero, quota 41 costerebbe poco più di quanto già attualmente in vigore. Ma il punto dolente è proprio questo. Secondo le previsioni di spesa del governo e della Corte dei Conti, le pensioni anticipate della Fornero già costano troppo rispetto al pensionamento di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età.

Motivo questo per far desistere il governo dall’approvare una riforma che preveda quota 41 per tutti senza una rettifica sugli assegni. In altre parole, una penalizzazione.

La penalizzazione

Oggi quota 41 già esiste per taluni lavoratori svantaggiati, ma si tratta di una categoria ristretta di beneficiari. Il governo vorrebbe allargare questa platea a tutti, ma senza compromettere il bilancio statale.

L’ipotesi più accreditata sarebbe quella di concedere l’opzione quota 41 solo se si accetta la liquidazione della pensione con il sistema interamente contributivo. In questo modo lo Stato risparmierebbe soli e potrebbe garantire l’uscita anticipata a tutti.

Per i sindacati, però, non è pensabile che dopo 41 anni di lavoro le persone debbano essere penalizzate.

Sul punto restano quindi distanti le posizioni con il governo. Non è però detto che la soluzione possa essere trovata a metà strada, come sostiene il presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Secondo il numero uno dell’Inps, si potrebbe concedere la pensione in due tranches. Dapprima al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati calcolando l’assegno col sistema contributivo. Poi, al raggiungimento dei 67 anni di età, integrando la pensione con anche il calcolo derivante dal sistema retributivo

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