Pensioni, quota 100: ultimo atto nel 2021, poi sparisce

Quota 100 non sarà rinnovata, lo dichiara apertamente il premier Conte. Al suo posto pensioni anticipate con penalizzazione.

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Quota 100 non sarà rinnovata, lo dichiara apertamente il premier Conte. Al suo posto pensioni anticipate con penalizzazione.

Quota 100 è agli sgoccioli. La riforma delle pensioni in cantiere al Ministero del Lavoro non prevede il rinnovo del pensionamento anticipato a 62 anni di età e 38 di contributi.

Ma questo è chiaro da tempo, anche se ultimamente erano sorti parecchi dubbi sulla fine dell’esperimento triennale di quota 100. Anche solo perché, in fatto di pensioni, era stato proprio il governo Conte I a volerlo. Ma oggi il premier ha dichiarato apertamente che “quota 100 non sarà rinnovata”.

Si tratta ovviamente di una presa di posizione più politica che tecnica, stante il fatto che il sistema di pensionamento anticipato, così come è stato concepito dal governo, è stato poco gradito dalla Germania. Che cosa c’entra la Germania direte voi. Ebbene, negli accordi sul “Recovery Fund”, cioè sugli aiuto europei all’Italia per l’emergenza sanitaria, c’è anche l’abolizione di quota 100 con una forma tacita di do ut des. Del resto, i tedeschi non hanno mai apprezzato quota 100.

Pensioni, quota 100 a esaurimento

Ma anche la Corte dei Conti lo ha bocciato fermamente poco tempo fa. Mettendo in allarme la sostenibilità dei conti dell’Inps, i giudici contabili non hanno però messo sotto accusa proprio quota 100. Bensì il sistema di calcolo delle pensioni che pesa sulla spesa futura. Il calcolo retributivo della pensione, anche nel sistema misto dove una parte rilevante della pensione è calcolata in base alla media degli stipendi percepiti negli ultimi anni, non è più sostenibile. A maggior ragione se lo Stato deve assicurare le pensioni per un maggior numero di anni per via di quota 100.

La cosa certa è quindi che quota 100, così com’è, andrà ad esaurirsi nel 2021. Ma non è detto che non sarà riproposta con i dovuti accorgimenti.

In sostanza, l’Italia si dovrà adeguare ai meccanismi dei pensionamenti anticipati previsti in Germania, Austria, Svizzera e altri Paesi dell’Unione Europea che prevedono una penalizzazione. In pratica, il pensionamento anticipato sarà concesso solo se si sarà disposti a rinunciare a una fetta di pensione.

Il che, per l’Italia, non significherà mettere i lavoratori in condizioni di rimetterci qualcosa, ma di non più ottenere dallo Stato aiuti economici. Quota 100 potrebbe quindi essere riproposta sul modello di “opzione donna” – secondo gli esperti – vale a dire con sistema di calcolo esclusivamente contributivo. Il lavoratore se vorrà anticipare l’uscita dal lavoro rispetto ai requisiti di vecchiaia dovrà accettare la migrazione dei contributi versati prima del 1996 nel sistema contributivo. Ne deriverà una penalizzazione commisurata con gli anni di lavoro effettuati prima di tale data.

Il sistema di calcolo della pensione anticipata

L’impianto della riforma così concepito avrebbe il merito di consentire il pensionamento anticipato per tutti ma con penalizzazione. Il taglio dell’assegno, per chi ha molti anni di lavoro prima del 1996, potrebbe anche arrivare al 25% rispetto a una normale liquidazione col sistema mista (retributivo + contributivo). Tutto dipenderà da quanti anni di versamenti ante 1996 un lavoratore potrà far valere.

Certo è che col passare degli anni la penalizzazione derivante da questa forma di pensionamento anticipato diminuirebbe, visto il sistema di calcolo contributivo puro andrà a pieno regime nel 2036. E più ci si avvicina a tale data, meno saranno i contributi dei lavoratori che “pesano” nel sistema di calcolo retributivo. Sicché, per farla semplice, se oggi la penalizzazione potrebbe arrivare anche al 25% dell’assegno, fra qualche anno sarà molto meno. In questo modo – sostengono gli esperti di previdenza – si scoraggia il pensionamento anticipato nel breve periodo, mentre lo si incoraggia nel lungo periodo, cosa che tornerebbe più che utile alle casse dello Stato.

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